Continuano le avventure dell'aspirante ballerino, caduto nella trappola della lezione di prova, è ora il momento di iniziare a frequentare il corso.
qui il link alla prima parte - LA SCOPERTA
ed il link alla seconda , LA LEZIONE DI PROVA
IL CORSO
Il martedì successivo mi feci coraggio ed andai in palestra per la prima lezione ufficiale. Sarebbe bastata anche solo un po' di pioggia a farmi desistere, che in fondo non è che ci tenessi poi davvero. O almeno un autobus che proprio non voleva passare. Invece il cielo era sereno e rimasi alla fermata meno di tre minuti.
Quanto all'abbigliamento , decisi di ripiegare su di una classica tuta , senza ardite camicie o jeans stretti. Entrai in palestra e mi diressi verso il banco dove mi attendeva la classica segretaria carina , col tipico sorriso professionale di circostanza.
"Ehm...salve, vorrei iscrivermi al corso di salsa..."
Ok, l'avevo detto.
La ragazza, continuando a sorridere, mi consegna un modulo da riempire con i miei dati. A quanto pare ora son anche ufficialmente iscritto ad una scuola di salsa.Scendo le scale ed entro nei locali degli attrezzi, fino ad arrivare alla sala, ancora semivuota, in cui ci sono un paio di ragazze che parlottano. Saluto e mi piazzo in un angolo a guardare un po' in giro. Dopo poco entrano l'istruttore ed un paio di assistenti, seguiti da qualche ragazzo e da una coppia. Saremmo una decina in totale.
Il tempo di fare veloci presentazioni e ci viene detto di posizionarci random da qualche parte. Sembra di essere a scuola, dove cercavo un posto non troppo avanti ma nemmeno in ultima fila , per non farmi notare troppo dal prof.
Intanto scruto un po' la sala, per vedere con che tipi sono capitato. A quanto pare non sono il solo che non sa che sta per succedere, del resto è un corso per principianti.
Il maestro, che per tutelare la sua privacy chiameremo comodamente Carlos Abertos Salsero Da Cuba - anche se in realtà italianissimo - mi si presenta con una mini esibizione per dimostrare la sua scioltezza di gambe. Poi attacca il pippone con il fatto che è stato a Cuba - dovete sapere che tutti i maestri ci sono stati, ed anche tanti allievi che poi hanno sviluppato tale passione per il ballo, anche se secondo me vanno lì solo per cuccare - racconto che sentiremo praticamente in tutte le lezioni successive, e ci dice che tocca fare degli esercizi di riscaldamento senza musica, sul posto.Facciamo un po' sta cosa, sembra che funzioni.
Mi sto sciogliendo , però dopo due minuti ho già il fiatone. Poi accade quella cosa che vorresti non accadesse mai in questi casi, il maestro ti nota e inizia ad avvicinarsi, dicendo cose tipo "più veloce, gambe più aperte, braccia più alte, ecc,ecc..."
Alla fine si rassegna e va verso qualcun altro.
Poi gli senti dire "Forza ragazzi, che poi quando si ballerà a coppie sarà più complicato"
"Vabbè , poi piano piano ci pensiamo" , ribatte uno.
"Che piano piano? Succederà tra un quarto d'ora..."
Ci guardiamo tutti perplessi. Qualcuno sta cercando di ricordare se ha lavato le mani.
Altri si odorano con nochalance le ascelle,fingendo di guardare a terra.
Ooooookkey ragazzi, vamos (ogni tanto i maestri di salsa buttano lì qualche termine in spagnolo) facciamo le coppie!
Mi guardo un po' in giro, esaminando la fauna femminile presente nella sala, restando però fermo senza decidermi. Un altro ragazzo parte a razzo per accaparrarsi la più carina, la coppia di fidanzati fa la scelta più ovvia , restano altre 3 candidate tra cui l'assistente del maestro. Alla fine decido di far scegliere loro, da vero cavaliere. Speriamo che non finisca come nelle partite a pallone da piccoli per strada, che restavo come ultima scelta.
Beh , sono stato la penultima.
La audace fortunata è alta una ventina di cm meno di me, piuttosto carina e con due grossi problemi. Per me, intendo.Perchè quando ci vien detto di metterci uno dinnanzi all'altro,dopo un reciproco sorriso come saluto , istintivamente cerco di non guardarla negli occhi. Abbassando un po' lo sguardo , istintivamente decido che è meglio guardare il soffitto.
Si inizia. Mano nella mano , figura dopo figura.
Il maestro accende finalmente il lettore e sento che la musica inizia.
"mmm allora è questa la salsa!" penso.
Dopo aver imparato un paio di figure, le più semplici , ovviamente , si puo' già abbozzare una specie di combinazione. Insomma, stai ballando e lo stai facendo nel modo giusto. Senza nemmeno accorgertene. La prendi , la fai girare , la allontani.
Perchè nella salsa è il maschio che comanda tutto. La donna deve solo capire cosa vuoi fare e seguire i passi. Quindi , se la coppia balla male, la colpa è principalmente del maschio.
Chiudiamo la lezione con una fase mistica. Tutti in silenzio ad ascoltare la musica.
A occhi chiusi.
"Ragazzi, sentite le ottave?Sentite la musica?" . Ci chiede Carlos Albertos Salsero Da Cuba.
Io non sento nulla. Si riferisce al tempo , alla battitura o come si chiama, scusate ma non ne capisco niente.
Ci guardiamo perplessi, mentre un paio di persone sembrano aver avuto l'illuminazione.
"LA SENTO!!" esclamano soddisfatte, suscitando l'invidia di chi è rimasto indietro.
Si tratta di riuscire a capire quando partire, se capisci quando fare l' "uno" è fatta.
Mi ci sono volute una decina di lezioni per riuscire finalmente ad agganciare questo "UNO" , ma alla fine ce l'ho fatta.
Ora , non voglio tediarvi troppo con le lezioni , vi rimando alla prossima - ed ultima - puntata di questo racconto, in cui vi narrerò finalmente della prima serata in un locale di salsa,lontani dalle mura amiche della palestra, in mezzo a prede e cacciatori....
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lunedì 16 aprile 2012
martedì 3 aprile 2012
Trappola al primo piano e mezzo
Vi è mai capitato di restare bloccati nell'ascensore?
A me una volta successe, ricordo che era il 6 gennaio e stavo tornando a casa dopo essere stato in giro per diverse ore. Me la stavo facendo sotto (la cosa piccola, non la cosa grande) e per accellerare i tempi , nonostante fossero solo due i piani da salire, decisi di non utilizzare le scale. Destino beffardo volle che , proprio quella volta , l'ascensore decise di fermare la sua corsa dopo aver percorso solo poco più di metà del tragitto. Aspettai qualche secondo , poi premetti - ingenuamente speranzoso – una seconda volta il tasto del piano di destinazione, ma l'elevator proprio non ne voleva sapere di muoversi. Allora premetti il tasto del piano terra ; Se proprio non vuole salire – pensai – almeno mi riporterà dove l'ho preso. Scoprii amaramente che gli ascensori non sono come i pc , che quando misteriosamente si bloccano premi ctrl+alt+canc e si ricomincia come se niente fosse.
Non so dirvi che ore fossero, ma il palazzo sembrava deserto.
Mi accinsi quindi a provare il brivido normalmente proibito di premere il tasto "Allarme".
Vi siete mai chiesti cosa succede in questi casi? Tipo, chessò , arriva una squadra modello S.W.A.T. , si cala il leader dall'alto , tenendosi alle funi, piomba sul tetto della cabina, fa un buco abbastanza largo , ti fa con le dita il gesto col pollice alto a dire "é finita, sei stato forte, ora è tutto ok" e dopo si va tutti a mangiarsi una pizza.
Nulla di tutto questo, si tratta semplicemente di attivare un campanello , solo che il rumore è un po' più fastidioso di quelli classici, e poi aspettare. Cosa? Boh.
Evidentemente non era abbastanza fastidioso, dato che nessuno si affacciava nel pianerottolo a vedere cosa fosse successo. Nemmeno il portiere che, essendo quello un giorno festivo , non era nella guardiola. Mi misi paziente in attesa , con la vescica ora un po' meno paziente, che mi gridava di lasciare al portiere un lavoro extra per domani , come piccola vendetta.
La misi a tacere , non avevo intenzione di cedere così presto alla disperazione.
Starete pensando: "Vabbè , ma un telefono non ce l'avevi?"
Il telefono è la rovina di ogni sceneggiatore da diversi anni a questa parte. Devi sempre inventare una scusa , tipo che non prende , che te l'hanno rubato , che hai dimenticato la batteria a casa.
Il telefono era scarico. Avevo fatto una lunga telefonata , va bene?
E comunque non avrei avuto nessuno del palazzo da chiamare, vivendo da solo e non avendo scambiato mai più di due convenevoli chiacchiere con i vicini.
Ogni tanto premevo nuovamente il tasto di allarme, ma nulla. Sembravo essere il solo ad udirlo.
Dove era Superman? Dove erano i veterinari dell'amaro Montenegro?
Inutile illudersi, non sarebbe arrivato nessuno.
Frugai le mie tasche, alla ricerca di qualche oggetto che potesse essermi utile.
Avevo solo metà bottiglietta d'acqua e i resti della calzetta della Befana, che avevo già quasi finito.
Un ovetto, una barretta di cioccolata , dei biscotti, una bustina di patatine e delle gomme.
Mc Giver avrebbe di certo inventato qualcosa con le gomme e uno qualunque degli altri ingredienti, ma io quando guardavo Mc Giver ero troppo piccolo e non ho mai preso appunti.
Cercai di fare appello alla mia ragione, non dovevo impazzire. Avevo provviste che, razionandole bene, avrei potuto sopravvivere almeno una settimana. Prima o poi qualcuno sarebbe arrivato a salvarmi. Non avevo impegni per la serata, e nessuno sapeva che ero lì.
Quanto avrei dovuto attendere?
Per fortuna che ero solo nella cabina, altrimenti ci fosse stato qualcun altro prima o poi saremmo stati costretti a darci al cannibalismo, come quelli del film in cui cade l'aereo e poi devono mangiarsi l'un l'altro. Homo homini lupus.
Calma. A parte le risorse che ho , avrei potuto bere la mia urina.
Certo , poi avrei vomitato.
Ma mangiando il vomito avrei poi rivomitato, in questo modo avrei potuto nutrirmi per qualche prezioso giorno in più. Era un inverno molto freddo , presto sarebbe arrivata la notte ed io ero uscito senza la maglietta della salute.
In preda ad una crisi isterica, svuotai il contenuto della calza, il mio unico sostentamento , lasciando solo le carte e il bussolotto della sorpresa dell'ovetto.
Passavano i minuti , la disperazione cresceva. Ormai avevo rinunciato persino a premere il tasto di allarme.
No, non potevo cedere così. Quest'anno il Napoli è in champions.
Mi alzai , recuperando tutte le forze che avevo, aprii la porta interna dell'ascensore, che era a scorrimento orizzontale. Entrò un po' di ossigeno.
Potevo vedere la porta del primo piano, era appena sotto del livello cui doveva essere. La maniglia era circa all'altezza delle mie ginocchia. Se fossi riuscito ad aprirla, sarei stato salvo.
Provai a forzarla, ma un qualche sistema di sicurezza le impediva di aprirsi. Da solo non ce l'avrei mai fatta. Mi stesi a terra, pronto ad attendere la fine. Presi il bussolotto di plastica, giocherellandoci. Lo aprii. All'interno c'era una sorpresa. Leggo il libretto delle istruzioni, era un forzatore di porte di ascensore per bambini dai 7 anni in su.
Incredibile, proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento!
Seguendo le istruzioni riesco a montarlo in pochi minuti.
Funziona, mi permette agevolmente di aprire la porta. Mi calo e rotolo nel pianerottolo.
Sono sopravvissuto, ce l 'avevo fatta.
Credetemi, sono stati gli otto minuti più lunghi della mia vita.
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mercoledì 7 marzo 2012
il MIO giorno della marmotta
Eccovi un racconto che ho scritto un po' di tempo fa.Avete presente quei film in cui il protagonista rivive sempre lo stesso identico giorno? Questa è la mia versione, ambientata in ambito universitario...ogni giorno lo stesso ,identico,esame.
"Giovanotto?siamo al capolinea"
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Mi ero addormentato sul treno. Non è stato un viaggio lungo ma stanotte ho dormito pochissimo per ripetere tutto. Ringrazio la signora che mi ha svegliato - altrimenti chissa' dove sarei sceso - ripongo il libro ed il quaderno con gli appunti nello zaino e scendo. Ho un mal di testa fortissimo , dovrei prendere del caffè, ma ne ho gia' abusato negli ultimi giorni ; tra l'altro non sono abituato e come effetto collaterale ho un cerchio continuo alla testa. Vabbè dai, oggi ci leviamo sto pensiero,poi come va' va' e poi da domani , per un po', i libri non li tocco piu'.Intanto mi arriva un sms,il solito "In bocca al lupo,sono sicura che andra' benissimo, fammi sapere ;) ".Grattatina. Per arrivare all'universita' devo prendere un altro autobus, arriva dopo una decina di minuti. Salgo , è ovviamente strapieno. Avrei potuto anche farmela a piedi. In ogni caso riprendo la dispensa e facendo attenzione a che nessuno si faccia il portafoglio cerco di ripetere - anzi di imparare - degli argomenti che non ho avuto il tempo di leggere.
Arrivo in sede e leggo che l'esame iniziera' tra un'oretta. Ho ancora un po' di tempo.
Entro nell'aula, ci sono gia' altri penitenti come me, intenti a ripetere. Prendo un posto a caso, non troppo isolato , nemmeno troppo vicino agli altri, e mi siedo. Prima di iniziare a ripetere faccio una panoramica di un po' tutti i volti presenti, non ne riconosco nessuno. Cazzo quanto sono gggiovani! O forse sono io che mi sto facendo vecchio... Dai loro discorsi sento che non è che il grado di preparazione generale sia molto alto.O forse sono solo le solite paranoie pre-evento.
Dai, che ho poco tempo, devo cercare di leggermi almeno altre 4\5 domande probabili. Pian piano passano i minuti, l'aula inizia a riempirsi e qualcuno si siede anche accanto a me. C'è un ragazzo, particolarmente nervoso, che non stacca un attimo lo sguardo dal libro. Ad un tratto alza il viso , mi guarda e, senza nemmeno salutare mi chiede : . Tra le lacune della mia preparazione , c'è anche questo argomento . Avevo sentito che è rara come domanda, quindi non ne sapevo nulla. Qualcosa dovevo pur saltare... Cerco quindi di tranquillizzarlo , dicendogli che era difficile che gli capitasse questa domanda ecc. Ormai sono andato, ho fatto tutto quello che potevo, quindi decido di smetterla;quello che sho fatto ho fatto.Meglio fare un po' di conversazione, per rilassarsi.
Col tizio della "Rimessione" non è il caso , è troppo teso e ha l'aria di uno che ha ancora qualcosa da leggere , quindi passo alla coppia di ragazze che è seduta alla mia sinistra, che rappresenta almeno in teoria una conversazione piu' piacevole,anche se alla fine ci scambio solo due chiacchiere di circostanza.
Pian piano arrivano gli assistenti , il prof . Si comincia. Dalla lettura dei cognomi capisco che non dovrei essere chiamato tra i primi. Per Il tizio alla mia destra non è così , si alza e va proprio dall'assistente che ha la fama di essere il piu' severo, pignolo e fantasioso con le domande della commissione. Pochi minuti e riconsegna il libretto nelle mani del ragazzo , che torna mogio mogio a riprendersi lo zaino. Non gli chiedo nulla , pensando che forse non sia il caso. Ed intanto ho cambiato nuovamente idea: Ho tempo , tanto vale farsi qualche altra domanda. Viene poi il mio turno. Ovviamente capito proprio con l'assistente di cui sopra. Vabbè magari ora che ha avuto la sua razione di sangue si è placato, sara' piu' tollerante ecc.Col cazzo. Mi fa una sola domanda , il litisconsorzio necessario , e mi manda a posto. Neanche ho avuto il tempo di dire qualche frase di rito del tipo "Ho un vuoto,un secondo.." oppure di sciolinare un argomento simile ma che non c'entra nulla,che me ne devo tornare a posto.
Non vuol sentire ragioni, non ho diritto nemmeno alla seconda domanda.In effetti era uno degli argomenti principali,echeccacchio. Segue l'invito a tornare il mese prossimo. Che coglioni, d'altronde avevo saltato troppe cose del programma. Vabbè. Esco e me ne torno alla stazione. Se non bastasse fuori c'è stato un incidente , la strada è bloccata , i pullman non passano e devo pure farmela a piedi sotto il sole.
Tra un po' mi arriveranno le prima chiamate per sapere come è andata, guardo il libretto e gli dico "iamme nun te piglia' coll'r'".Dopo una ventina di minuti a piedi , tutto sudato e con un mal di testa assurdo, arrivo alla stazione e prendo il treno al volo. Ci sarebbe mancato solo il fatto di perderlo per completare questa giornata. Ovviamente l'aria condizionata non funziona , ma non è che mi interessi tanto , ora come ora voglio solo sedermi e provare a recuperare un po' del sonno perduto. I miei vicini di posto non sembrano essere dei criminali, non dovrei risvegliarmi in mutande. Gli chiedo cortesemente di avvisarmi alla stazione d'arrivo e chiudo gli occhi. Il mal di testa sta gia' passando, mentre sento il treno che inizia a muoversi....
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Mi ero proprio addormentato, spero solo di non aver russato. Ringrazio chi mi ha svegliato , che tra l'altro, se non sbaglio, mi sembra ora la stessa signora dell'andata. Che coincidenza, non l'avevo notato prima, dovevo essere in palla per la stanchezza. Ho ancora in mano il libro di testo, credevo di averlo lasciato nello zaino. Scendo , faccio qualche passo, perso nei miei pensieri e mi accorgo che c'è qualche cosa che non va. Sono a Piazza Garibaldi. Di nuovo, come stamattina. Guardo l'orologio , sono le 08 e 12. Ma che è successo? Possibile che mi sia sognato tutto ,l'esame ed il resto?
Non ho mai fatto un sogno così vivido , ma la data dei giornali dell'edicola mi dice il contrario. Mi avvio in stato un po' confusionale verso l'autobus , mentre mi arriva un sms."In bocca al lupo,sono sicura che andra' benissimo, fammi sapere ;) ".
Ok, questo non vuol dire niente,mi ripeto.L'autobus arriva dopo qualche minuto , e mentre mi sveglio del tutto inizio a pensare che devo fare l'esame e riprendo a leggere le pagine che mi mancavano.Arrivo in sede e leggo che l'esame iniziera' tra un'oretta. Ho ancora un po' di tempo.
Entro nell'aula, ci sono gia' altri penitenti come me, intenti a ripetere. Prendo un posto a caso, ne' troppo isolato ne' troppo vicino agli altri, e mi siedo. Prima di iniziare a ripetere faccio una panoramica di un po' tutti i volti presenti. Non dovrei riconoscerne nessuno , eppure mi sembrano tanto i ragazzi del sogno di poche ore fa. Non mi ero applicato ad osservare i volti , quindi non posso esserne certo. Delle due ragazze accanto a me avevo un vago ricordo di altre parti del corpo , ma posso dire che i volti mi sembrano familiari. In ogni caso ho ancora un po' di tempo per ripetere e sapete che vi dico? Quasi quasi io ci credo ai sogni premonitori e mi studio proprio l'argomento che mi era stato chiesto, il litisconsorzio necessario.
Mentre lo sto per ripetere , una persona che era seduta accanto a me mi tuzzulea. E' quel ragazzo del sogno,ne sono sicuro.Oltre al viso, aveva lo stesso atteggiamento teso. E mi pone la stessa identica domanda,la remissione. Resto interdetto per qualche secondo , mi limito a dirgli "Scusa non lo so" e mi alzo per andare in bagno. Sono un po' scosso, mi sciacquo la faccia e torno in aula.Quando torno prendo lo zaino e mi sposto, finendo di ripetere. Dopo l'esame avro' tutto il tempo per pensare a questa assurda storia , a questo dejavù colossale.
Intanto va tutto come da copione, arriva la commissione e noto , tra gli altri , l'assistente che mi aveva bocciato. Non frequento, quindi non l'avevo mai visto. Ma non posso essermelo inventato dal nulla. Pero' - ripeto - non l'avevo mai visto, e quindi non poteva essere il mio incubo da studente. Al massimo ne avrei sentito parlare sul forum della facoltà, di uno così. Magari c'era anche la descrizione , così l'ho immaginato similissimo, provo così a giustificare l'assurda coincidenza. Coincidenze assurde che proprio non si fermano. L'assistente chiama quel ragazzo , lo boccia. Egli torna al posto , sconsolato , prende lo zaino , caccia il libro e se ne esce.
Ora tocca a me. E mi chiama proprio lui. Mi aumenta un po' il battito cardiaco, ma questo è legato ad ogni esame.Non mi ci abituero' mai. Soliti convenevoli, mi fissa silenzioso. "Parliamo del litisconsorzio necessario" . Che culo! . E vai coi sogni premonitori. Lo avevo letto solo mezz'ora fa , ma con una attenzione assurda , per quell'argomento la mia mente era una spugna. La risposta è praticamente perfetta. Lo vedo che mi guarda ora non piu' con sufficienza, mi sono guadagnato il suo rispetto. Ha capito che ho studiato. O meglio, questo è quello che crede, dovrebbe sapere la verita'.... Mi fa' la seconda domanda. Litispendenza,connessione. A questa so rispondere, era tra le piu' ricorrenti e me la cavo abbastanza bene,"molto bene" , mi fa , "passiamo alla sostituzione processuale" .
Fine della mia fortuna.
Questo proprio non l'avevo capita. Spiaccico due parole a memoria.
Lui ci rimane, evidentemente ha notato il contrasto tra le risposte precedenti e questa. Mi dice che non va bene , mi spiega quello che voleva sentirsi dire. Da quel momento in poi l'esame va male,mi torna il mal di testa e mi sento impreparato su tutto. "Peccato , perchè era iniziato proprio bene. Sono certo che tra un mese andra' meglio." Mi prendo il mio libretto, lo saluto e me ne torno a posto. Amareggiato per l'occasione sprecata, me ne esco un po' incazzato un po' confuso , prima di accettare il tutto e prenderla con filosofia. Fuori la strada è bloccata, ovvio c'era l'incidente. Mi torna in mente che ora le coincidenze sono davvero troppe. faccio il percorso a piedi verso la stazione in stato di totale confusione, non sapendo a chi potrei raccontare una simile storia, a chi potrebbe credermi. Se la raccontassero a me, non ci crederei. Bollerei tutto solo come un semplice dejavù.Dopo una ventina di minuti a piedi , tutto sudato e con un mal di testa assurdo, arrivo alla stazione e prendo ancora una volta il treno al volo. Ci sarebbe mancato solo il fatto di perderlo, per completare questa giornata. Perchè ho detto "ancora una volta?" Questa è la prima,oggi.Entro nella carrozza , mi risiedo e mi torna improvvisamente l'accentuazione della stanchezza. Guardo i miei vicini di posto, cerco di memorizzarne i volti. Vorrei chiedergli di avvisarmi quando il treno arriva alla mia destinazione, ma sento gli occhi che mi pesano. Pian piano abbasso la testa e mi addormento, come se mi trovassi come sul letto piu' comodo del mondo.
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Ci risiamo. Scendo senza dire una parola. Mi trovo in una situazione paradossale, sembra di essere in quel film con Bill Murray e la marmotta , oltre a tutti quelli fatti dopo. Decido di continuare a recitare il io copione senza farmi domande. Anzi le domande le ho gia': Devo studiare la sostituzione processuale . La imparo a memoria. Arrivo nell'aula , tutto si ripete. La gente che arriva, i primi bocciati, la mia chiamata. litisconsorzio necessario , litispendenza,connessione . Tutto come ieri. Che poi sarebbe oggi. Intanto guardo l'assistente. Fa un sorrisino , so che sta per chiedermi la stessa cosa di "ieri". Vorrebbe mettermi in difficolta'. E' con un po' di delusione non ci riesce, ormai la conosco a memoria . Ne parlo come se fosse l'unica cosa su cui mi fossi concentrato del programma.Non mi limito a ripetere le righe lette sul libro,gli faccio anche la stessa spiegazione che lui mi aveva fatto la volta scorsa.Uso le sue stesse parole,i suoi stessi concetti.Lui mi osserva , un po' stupito , mi fa "Complimenti, questa la avevo chiesta bene a tutti e nessuno mi aveva risposto approfonditamente oggi fino ad ora.Ma lei per caso è venuto in dipartimento?"Mi fa'.
Gli dico di no, mi saluta e dice che potevo sedermi ed attendere il professore per la seconda parte. Ce l'ho fatta. Adesso vediamo di finire in bellezza.
Ovviamente con il professore le cose non vanno così bene. La prima domanda mi spiazza un po' , ma riesco a cavarmela. Sulla seconda faccio scena muta. "E' strano, il mio assistente l' ha passato a me con 28... dopo queste sue risposte non posso darle piu' di 22. Che fa accetta?" "ma si-gli rispondo-al massimo ci riprovo domani."
"Come, scusi?"
"No nulla professore, grazie per il 22."
Vabbè poteva andare meglio ma va benissimo anche così. Esco dall'universita', con in mano il mio libretto, ora un po' piu' pieno."Oggi" è una bella giornata, a quest'ora perfino l'incidente è ormai stato sbloccato.L'ambulanza è andata via e la polizia sta per riaprire la strada. Stavolta prendo quindi l'autobus, senza dover fare una camminata sotto i 30 gradi, ed arrivo al treno. Dovrei essere felice , è tutto apposto , eppure inizio a sentire che c'è qualcosa che non va. Non sono piu' padrone delle mie azioni, del mio corpo. Salgo per l'ennesima volta sul treno e senza dire una parola mi siedo.E' solo un istante , chiudo gli occhi e
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Non è bastato aver passato l'esame. Forse devo aspirare al voto massimo per sbloccare il tutto. Mi ripeto le domande del prof, persino gli orientamenti giurisprudenziali ed il numero delle sentenze . Arrevoto di nuovo con l'assistente , passo dal prof e stavolta rispondo con precisione alle sue due domande. Sto vivendo il sogno di ogni studente: Andare all'esame sapendo gia' cosa mi sara' chiesto. E stavolta è un trenta. Spero che sia sufficiente per poter sbloccare lo scorrere del tempo , perchè inizio francamente a non farcela piu'. Almeno mi fosse ricapitato di vivere una giornata di vacanza, possibilmente in piacevole compagnia. Esco e l'autobus è gia' passato. Mi fermo ad aspettare il prossimo , non ho piu' fretta. Alla fermata sento due ragazze che parlano tra di loro di quello che era successo qualche minuto prima , sembra che una persona avesse attraversato distrattamente la strada,mentre leggeva, e fosse stata buttata sotto. Arriva l'autobus successivo (so che questo è un racconto con elementi di fantasia , pero' due autobus che passano in pochi minuti forse è un po' troppo poco plausibile ?? )
lo prendo e me ne vado verso il treno. Ce l'ho fatta , ora me ne torno al mio bel treno, mi riposo , apro gli occhi e sono a casa.Certo.
Salgo sul mio bel treno,mi riposo, apro gli occhi e
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Ancora?quante volte dovro' rivivere questo delirio?
Sono ormai sette volte consecutive che mi sveglio, vado a fare l'esame e prendo 30, poi me ne torno al treno e tutto ricomincia. uscito dalla stazione non riesco a cambiare destinazione, le mie gambe ancora una volta prendon il comando e mi portano all'ateneo. Inizio anche a chiedermi quando è che potrò rivedere casa.
Oggi, dicevo, sarebbe l'ottava volta che è "oggi".Sto aspettando che arrivino i componenti della commissione. Ancora una volta mi siedo. Il ragazzo accanto mi pone la solita domanda, ed io , pur conoscendo ormai la risposta , nego il mio aiuto. Non devo cambiare nulla di quello che è successo le volte precedenti, altrimenti il voto se ne va a farsi benedire.Non riesco a capire quanto mi accade, ma credo che sia legato all'esame. Non sapendo cosa possa essere,suppongo almeno di doverlo superare ogni volta più brillantemente. forse devo prendere la lode? Aritocca a me , mentre il ragazzo se ne esce dalla stanza tutto triste, cercando sul libro la domanda che gli era stata fatta.L'assistente ricomincia per l'ennesima volta il mio esame.Mi viene quasi da salutarlo, ormai mi è familiare.Ricomincia il copione , litisconsorzio , litispendenza,connessione . Tutto come ieri. Intanto guardo l'assistente. Fa un sorrisino , so che sta per chiedermi per l'ennesima volta della rimessione in termini . Vorrebbe mettermi in difficolta'. E' con un po' di delusione non ci riesce, ormai la conosco a memoria . Ne parlo come se fosse l'unica cosa su cui mi fossi concentrato del programma.Non mi limito a ripetere le righe lette sul libro,gli faccio anche la stessa spiegazione che lui mi aveva fatto la volta scorsa.Uso le sue stesse parole,i suoi stessi concetti.Lui mi osserva , un po' stupito , mi fa "Complimenti questa la avevo chiesta a tutti e nessuno mi aveva risposto oggi fino ad ora.Ma lei per caso è venuto in dipartimento?"Mi fa'. Gli dico di no, mi saluta e dice che posso sedermi ed attendere il professore per la seconda parte...
A quel punto sobbalzo. Forse ho capito. Esco dall'aula e mi reco fuori dall'universita'. L'incidente è appena accaduto. Non riesco a vedere la vittima, che è stata appena fatta entrare nell'ambulanza. Un automobilista che grida "Stava leggendo, ha attraversato senza guardare!" Ed a terra , lo stesso identico libro che sto leggendo da chissa' quanto.
Forse ho capito.
Non finisco la seconda parte, non oggi. Vado a piedi, deciso, verso il mio treno, il mio sedile. Chiudo gli occhi, stavolta senza timore.
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Grazie."
Mi alzo , arrivo all'universita'.
Accanto a me il ragazzo che avevo ribattezzato "remission-man", mi guarda , mi chiede un aspetto particolare della cazzo di rimessione in termini.
Quella domanda sarebbe la mia carta vincente, ma è ovvio che non sono io quello che deve passare l'esame a tutti i costi,oggi.
Gli spiego tutto per filo e per segno, usando le parole dell'assistente.Quest'ultimo lo chiama , e vedo che la chiacchierata va avanti per un po'. Il ragazzo torna a posto stavolta senza libretto,mi sorride e dice "Oh grazie lo sai che mi ha chiesto proprio quello?".
Sorrido anche io,forse ci siamo. Intanto tocca anche a me.
Mi chiede La capacita' processuale , con il suo tipico sorrisino. Resto un po' stupito. "Problemi?" mi fa. "No, e che non me l'aveva mai chiesto prima d'ora." "Cosa?" "no, nulla...dicevo la capacita' processuale ....."
Alla fine riesco a cavarmela.Poi vado dal professore proprio mentre il ragazzo di prima esce tutto contento dall'aula.Spero che adesso guardi dove attraversa.
Poi tocca anche a me uscire, col mio bel venti sul libretto.
Il traffico scorre normale , c'è un autobus che sta per passare per andare alla stazione. Lo prendo , mi siedo sul treno e chiudo gli occhi , mentalmente esausto.
"Giovanotto?siamo al capolinea..."
"Giovanotto...GUAGLIO'!!"
"Eh...uh , grazie."
Apro gli occhi, è il controllore.Scendo , è la mia fermata. Ho il libretto un po' piu' pieno, è una bella giornata ed è ancora lunga.Sorrido e penso che magari me ne vado al mare a vederne il tramonto.
"Eh...uh , grazie."
Mi ero addormentato sul treno. Non è stato un viaggio lungo ma stanotte ho dormito pochissimo per ripetere tutto. Ringrazio la signora che mi ha svegliato - altrimenti chissa' dove sarei sceso - ripongo il libro ed il quaderno con gli appunti nello zaino e scendo. Ho un mal di testa fortissimo , dovrei prendere del caffè, ma ne ho gia' abusato negli ultimi giorni ; tra l'altro non sono abituato e come effetto collaterale ho un cerchio continuo alla testa. Vabbè dai, oggi ci leviamo sto pensiero,poi come va' va' e poi da domani , per un po', i libri non li tocco piu'.Intanto mi arriva un sms,il solito "In bocca al lupo,sono sicura che andra' benissimo, fammi sapere ;) ".Grattatina. Per arrivare all'universita' devo prendere un altro autobus, arriva dopo una decina di minuti. Salgo , è ovviamente strapieno. Avrei potuto anche farmela a piedi. In ogni caso riprendo la dispensa e facendo attenzione a che nessuno si faccia il portafoglio cerco di ripetere - anzi di imparare - degli argomenti che non ho avuto il tempo di leggere.
Arrivo in sede e leggo che l'esame iniziera' tra un'oretta. Ho ancora un po' di tempo.
Entro nell'aula, ci sono gia' altri penitenti come me, intenti a ripetere. Prendo un posto a caso, non troppo isolato , nemmeno troppo vicino agli altri, e mi siedo. Prima di iniziare a ripetere faccio una panoramica di un po' tutti i volti presenti, non ne riconosco nessuno. Cazzo quanto sono gggiovani! O forse sono io che mi sto facendo vecchio... Dai loro discorsi sento che non è che il grado di preparazione generale sia molto alto.O forse sono solo le solite paranoie pre-evento.
Dai, che ho poco tempo, devo cercare di leggermi almeno altre 4\5 domande probabili. Pian piano passano i minuti, l'aula inizia a riempirsi e qualcuno si siede anche accanto a me. C'è un ragazzo, particolarmente nervoso, che non stacca un attimo lo sguardo dal libro. Ad un tratto alza il viso , mi guarda e, senza nemmeno salutare mi chiede :
Col tizio della "Rimessione" non è il caso , è troppo teso e ha l'aria di uno che ha ancora qualcosa da leggere , quindi passo alla coppia di ragazze che è seduta alla mia sinistra, che rappresenta almeno in teoria una conversazione piu' piacevole,anche se alla fine ci scambio solo due chiacchiere di circostanza.
Pian piano arrivano gli assistenti , il prof . Si comincia. Dalla lettura dei cognomi capisco che non dovrei essere chiamato tra i primi. Per Il tizio alla mia destra non è così , si alza e va proprio dall'assistente che ha la fama di essere il piu' severo, pignolo e fantasioso con le domande della commissione. Pochi minuti e riconsegna il libretto nelle mani del ragazzo , che torna mogio mogio a riprendersi lo zaino. Non gli chiedo nulla , pensando che forse non sia il caso. Ed intanto ho cambiato nuovamente idea: Ho tempo , tanto vale farsi qualche altra domanda. Viene poi il mio turno. Ovviamente capito proprio con l'assistente di cui sopra. Vabbè magari ora che ha avuto la sua razione di sangue si è placato, sara' piu' tollerante ecc.Col cazzo. Mi fa una sola domanda , il litisconsorzio necessario , e mi manda a posto. Neanche ho avuto il tempo di dire qualche frase di rito del tipo "Ho un vuoto,un secondo.." oppure di sciolinare un argomento simile ma che non c'entra nulla,che me ne devo tornare a posto.
Non vuol sentire ragioni, non ho diritto nemmeno alla seconda domanda.In effetti era uno degli argomenti principali,echeccacchio. Segue l'invito a tornare il mese prossimo. Che coglioni, d'altronde avevo saltato troppe cose del programma. Vabbè. Esco e me ne torno alla stazione. Se non bastasse fuori c'è stato un incidente , la strada è bloccata , i pullman non passano e devo pure farmela a piedi sotto il sole.
Tra un po' mi arriveranno le prima chiamate per sapere come è andata, guardo il libretto e gli dico "iamme nun te piglia' coll'r'".Dopo una ventina di minuti a piedi , tutto sudato e con un mal di testa assurdo, arrivo alla stazione e prendo il treno al volo. Ci sarebbe mancato solo il fatto di perderlo per completare questa giornata. Ovviamente l'aria condizionata non funziona , ma non è che mi interessi tanto , ora come ora voglio solo sedermi e provare a recuperare un po' del sonno perduto. I miei vicini di posto non sembrano essere dei criminali, non dovrei risvegliarmi in mutande. Gli chiedo cortesemente di avvisarmi alla stazione d'arrivo e chiudo gli occhi. Il mal di testa sta gia' passando, mentre sento il treno che inizia a muoversi....
"Eh...uh , grazie."
Mi ero proprio addormentato, spero solo di non aver russato. Ringrazio chi mi ha svegliato , che tra l'altro, se non sbaglio, mi sembra ora la stessa signora dell'andata. Che coincidenza, non l'avevo notato prima, dovevo essere in palla per la stanchezza. Ho ancora in mano il libro di testo, credevo di averlo lasciato nello zaino. Scendo , faccio qualche passo, perso nei miei pensieri e mi accorgo che c'è qualche cosa che non va. Sono a Piazza Garibaldi. Di nuovo, come stamattina. Guardo l'orologio , sono le 08 e 12. Ma che è successo? Possibile che mi sia sognato tutto ,l'esame ed il resto?
Non ho mai fatto un sogno così vivido , ma la data dei giornali dell'edicola mi dice il contrario. Mi avvio in stato un po' confusionale verso l'autobus , mentre mi arriva un sms."In bocca al lupo,sono sicura che andra' benissimo, fammi sapere ;) ".
Ok, questo non vuol dire niente,mi ripeto.L'autobus arriva dopo qualche minuto , e mentre mi sveglio del tutto inizio a pensare che devo fare l'esame e riprendo a leggere le pagine che mi mancavano.Arrivo in sede e leggo che l'esame iniziera' tra un'oretta. Ho ancora un po' di tempo.
Entro nell'aula, ci sono gia' altri penitenti come me, intenti a ripetere. Prendo un posto a caso, ne' troppo isolato ne' troppo vicino agli altri, e mi siedo. Prima di iniziare a ripetere faccio una panoramica di un po' tutti i volti presenti. Non dovrei riconoscerne nessuno , eppure mi sembrano tanto i ragazzi del sogno di poche ore fa. Non mi ero applicato ad osservare i volti , quindi non posso esserne certo. Delle due ragazze accanto a me avevo un vago ricordo di altre parti del corpo , ma posso dire che i volti mi sembrano familiari. In ogni caso ho ancora un po' di tempo per ripetere e sapete che vi dico? Quasi quasi io ci credo ai sogni premonitori e mi studio proprio l'argomento che mi era stato chiesto, il litisconsorzio necessario.
Mentre lo sto per ripetere , una persona che era seduta accanto a me mi tuzzulea. E' quel ragazzo del sogno,ne sono sicuro.Oltre al viso, aveva lo stesso atteggiamento teso. E mi pone la stessa identica domanda,la remissione. Resto interdetto per qualche secondo , mi limito a dirgli "Scusa non lo so" e mi alzo per andare in bagno. Sono un po' scosso, mi sciacquo la faccia e torno in aula.Quando torno prendo lo zaino e mi sposto, finendo di ripetere. Dopo l'esame avro' tutto il tempo per pensare a questa assurda storia , a questo dejavù colossale.
Intanto va tutto come da copione, arriva la commissione e noto , tra gli altri , l'assistente che mi aveva bocciato. Non frequento, quindi non l'avevo mai visto. Ma non posso essermelo inventato dal nulla. Pero' - ripeto - non l'avevo mai visto, e quindi non poteva essere il mio incubo da studente. Al massimo ne avrei sentito parlare sul forum della facoltà, di uno così. Magari c'era anche la descrizione , così l'ho immaginato similissimo, provo così a giustificare l'assurda coincidenza. Coincidenze assurde che proprio non si fermano. L'assistente chiama quel ragazzo , lo boccia. Egli torna al posto , sconsolato , prende lo zaino , caccia il libro e se ne esce.
Ora tocca a me. E mi chiama proprio lui. Mi aumenta un po' il battito cardiaco, ma questo è legato ad ogni esame.Non mi ci abituero' mai. Soliti convenevoli, mi fissa silenzioso. "Parliamo del litisconsorzio necessario" . Che culo! . E vai coi sogni premonitori. Lo avevo letto solo mezz'ora fa , ma con una attenzione assurda , per quell'argomento la mia mente era una spugna. La risposta è praticamente perfetta. Lo vedo che mi guarda ora non piu' con sufficienza, mi sono guadagnato il suo rispetto. Ha capito che ho studiato. O meglio, questo è quello che crede, dovrebbe sapere la verita'.... Mi fa' la seconda domanda. Litispendenza,connessione. A questa so rispondere, era tra le piu' ricorrenti e me la cavo abbastanza bene,"molto bene" , mi fa , "passiamo alla sostituzione processuale" .
Fine della mia fortuna.
Questo proprio non l'avevo capita. Spiaccico due parole a memoria.
Lui ci rimane, evidentemente ha notato il contrasto tra le risposte precedenti e questa. Mi dice che non va bene , mi spiega quello che voleva sentirsi dire. Da quel momento in poi l'esame va male,mi torna il mal di testa e mi sento impreparato su tutto. "Peccato , perchè era iniziato proprio bene. Sono certo che tra un mese andra' meglio." Mi prendo il mio libretto, lo saluto e me ne torno a posto. Amareggiato per l'occasione sprecata, me ne esco un po' incazzato un po' confuso , prima di accettare il tutto e prenderla con filosofia. Fuori la strada è bloccata, ovvio c'era l'incidente. Mi torna in mente che ora le coincidenze sono davvero troppe. faccio il percorso a piedi verso la stazione in stato di totale confusione, non sapendo a chi potrei raccontare una simile storia, a chi potrebbe credermi. Se la raccontassero a me, non ci crederei. Bollerei tutto solo come un semplice dejavù.Dopo una ventina di minuti a piedi , tutto sudato e con un mal di testa assurdo, arrivo alla stazione e prendo ancora una volta il treno al volo. Ci sarebbe mancato solo il fatto di perderlo, per completare questa giornata. Perchè ho detto "ancora una volta?" Questa è la prima,oggi.Entro nella carrozza , mi risiedo e mi torna improvvisamente l'accentuazione della stanchezza. Guardo i miei vicini di posto, cerco di memorizzarne i volti. Vorrei chiedergli di avvisarmi quando il treno arriva alla mia destinazione, ma sento gli occhi che mi pesano. Pian piano abbasso la testa e mi addormento, come se mi trovassi come sul letto piu' comodo del mondo.
"Eh...uh , grazie."
Ci risiamo. Scendo senza dire una parola. Mi trovo in una situazione paradossale, sembra di essere in quel film con Bill Murray e la marmotta , oltre a tutti quelli fatti dopo. Decido di continuare a recitare il io copione senza farmi domande. Anzi le domande le ho gia': Devo studiare la sostituzione processuale . La imparo a memoria. Arrivo nell'aula , tutto si ripete. La gente che arriva, i primi bocciati, la mia chiamata. litisconsorzio necessario , litispendenza,connessione . Tutto come ieri. Che poi sarebbe oggi. Intanto guardo l'assistente. Fa un sorrisino , so che sta per chiedermi la stessa cosa di "ieri". Vorrebbe mettermi in difficolta'. E' con un po' di delusione non ci riesce, ormai la conosco a memoria . Ne parlo come se fosse l'unica cosa su cui mi fossi concentrato del programma.Non mi limito a ripetere le righe lette sul libro,gli faccio anche la stessa spiegazione che lui mi aveva fatto la volta scorsa.Uso le sue stesse parole,i suoi stessi concetti.Lui mi osserva , un po' stupito , mi fa "Complimenti, questa la avevo chiesta bene a tutti e nessuno mi aveva risposto approfonditamente oggi fino ad ora.Ma lei per caso è venuto in dipartimento?"Mi fa'.
Gli dico di no, mi saluta e dice che potevo sedermi ed attendere il professore per la seconda parte. Ce l'ho fatta. Adesso vediamo di finire in bellezza.
Ovviamente con il professore le cose non vanno così bene. La prima domanda mi spiazza un po' , ma riesco a cavarmela. Sulla seconda faccio scena muta. "E' strano, il mio assistente l' ha passato a me con 28... dopo queste sue risposte non posso darle piu' di 22. Che fa accetta?" "ma si-gli rispondo-al massimo ci riprovo domani."
"Come, scusi?"
"No nulla professore, grazie per il 22."
Vabbè poteva andare meglio ma va benissimo anche così. Esco dall'universita', con in mano il mio libretto, ora un po' piu' pieno."Oggi" è una bella giornata, a quest'ora perfino l'incidente è ormai stato sbloccato.L'ambulanza è andata via e la polizia sta per riaprire la strada. Stavolta prendo quindi l'autobus, senza dover fare una camminata sotto i 30 gradi, ed arrivo al treno. Dovrei essere felice , è tutto apposto , eppure inizio a sentire che c'è qualcosa che non va. Non sono piu' padrone delle mie azioni, del mio corpo. Salgo per l'ennesima volta sul treno e senza dire una parola mi siedo.E' solo un istante , chiudo gli occhi e
"Eh...uh , grazie."
Non è bastato aver passato l'esame. Forse devo aspirare al voto massimo per sbloccare il tutto. Mi ripeto le domande del prof, persino gli orientamenti giurisprudenziali ed il numero delle sentenze . Arrevoto di nuovo con l'assistente , passo dal prof e stavolta rispondo con precisione alle sue due domande. Sto vivendo il sogno di ogni studente: Andare all'esame sapendo gia' cosa mi sara' chiesto. E stavolta è un trenta. Spero che sia sufficiente per poter sbloccare lo scorrere del tempo , perchè inizio francamente a non farcela piu'. Almeno mi fosse ricapitato di vivere una giornata di vacanza, possibilmente in piacevole compagnia. Esco e l'autobus è gia' passato. Mi fermo ad aspettare il prossimo , non ho piu' fretta. Alla fermata sento due ragazze che parlano tra di loro di quello che era successo qualche minuto prima , sembra che una persona avesse attraversato distrattamente la strada,mentre leggeva, e fosse stata buttata sotto. Arriva l'autobus successivo (so che questo è un racconto con elementi di fantasia , pero' due autobus che passano in pochi minuti forse è un po' troppo poco plausibile ?? )
lo prendo e me ne vado verso il treno. Ce l'ho fatta , ora me ne torno al mio bel treno, mi riposo , apro gli occhi e sono a casa.Certo.
Salgo sul mio bel treno,mi riposo, apro gli occhi e
"Eh...uh , grazie."
Ancora?quante volte dovro' rivivere questo delirio?
Sono ormai sette volte consecutive che mi sveglio, vado a fare l'esame e prendo 30, poi me ne torno al treno e tutto ricomincia. uscito dalla stazione non riesco a cambiare destinazione, le mie gambe ancora una volta prendon il comando e mi portano all'ateneo. Inizio anche a chiedermi quando è che potrò rivedere casa.
Oggi, dicevo, sarebbe l'ottava volta che è "oggi".Sto aspettando che arrivino i componenti della commissione. Ancora una volta mi siedo. Il ragazzo accanto mi pone la solita domanda, ed io , pur conoscendo ormai la risposta , nego il mio aiuto. Non devo cambiare nulla di quello che è successo le volte precedenti, altrimenti il voto se ne va a farsi benedire.Non riesco a capire quanto mi accade, ma credo che sia legato all'esame. Non sapendo cosa possa essere,suppongo almeno di doverlo superare ogni volta più brillantemente. forse devo prendere la lode? Aritocca a me , mentre il ragazzo se ne esce dalla stanza tutto triste, cercando sul libro la domanda che gli era stata fatta.L'assistente ricomincia per l'ennesima volta il mio esame.Mi viene quasi da salutarlo, ormai mi è familiare.Ricomincia il copione , litisconsorzio , litispendenza,connessione . Tutto come ieri. Intanto guardo l'assistente. Fa un sorrisino , so che sta per chiedermi per l'ennesima volta della rimessione in termini . Vorrebbe mettermi in difficolta'. E' con un po' di delusione non ci riesce, ormai la conosco a memoria . Ne parlo come se fosse l'unica cosa su cui mi fossi concentrato del programma.Non mi limito a ripetere le righe lette sul libro,gli faccio anche la stessa spiegazione che lui mi aveva fatto la volta scorsa.Uso le sue stesse parole,i suoi stessi concetti.Lui mi osserva , un po' stupito , mi fa "Complimenti questa la avevo chiesta a tutti e nessuno mi aveva risposto oggi fino ad ora.Ma lei per caso è venuto in dipartimento?"Mi fa'. Gli dico di no, mi saluta e dice che posso sedermi ed attendere il professore per la seconda parte...
A quel punto sobbalzo. Forse ho capito. Esco dall'aula e mi reco fuori dall'universita'. L'incidente è appena accaduto. Non riesco a vedere la vittima, che è stata appena fatta entrare nell'ambulanza. Un automobilista che grida "Stava leggendo, ha attraversato senza guardare!" Ed a terra , lo stesso identico libro che sto leggendo da chissa' quanto.
Forse ho capito.
Non finisco la seconda parte, non oggi. Vado a piedi, deciso, verso il mio treno, il mio sedile. Chiudo gli occhi, stavolta senza timore.
"Grazie."
Accanto a me il ragazzo che avevo ribattezzato "remission-man", mi guarda , mi chiede un aspetto particolare della cazzo di rimessione in termini.
Quella domanda sarebbe la mia carta vincente, ma è ovvio che non sono io quello che deve passare l'esame a tutti i costi,oggi.
Gli spiego tutto per filo e per segno, usando le parole dell'assistente.Quest'ultimo lo chiama , e vedo che la chiacchierata va avanti per un po'. Il ragazzo torna a posto stavolta senza libretto,mi sorride e dice "Oh grazie lo sai che mi ha chiesto proprio quello?".
Sorrido anche io,forse ci siamo. Intanto tocca anche a me.
Mi chiede La capacita' processuale , con il suo tipico sorrisino. Resto un po' stupito. "Problemi?" mi fa. "No, e che non me l'aveva mai chiesto prima d'ora." "Cosa?" "no, nulla...dicevo la capacita' processuale ....."
Alla fine riesco a cavarmela.Poi vado dal professore proprio mentre il ragazzo di prima esce tutto contento dall'aula.Spero che adesso guardi dove attraversa.
Poi tocca anche a me uscire, col mio bel venti sul libretto.
Il traffico scorre normale , c'è un autobus che sta per passare per andare alla stazione. Lo prendo , mi siedo sul treno e chiudo gli occhi , mentalmente esausto.
"Eh...uh , grazie."
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giovedì 23 febbraio 2012
Romanzo Salsero - seconda parte
per la prima parte:
http://pensieriecassate.blogspot.com/2012/01/romanzo-salsero-parte-1.html
ROMANZO SALSERO - PARTE 2
LA LEZIONE DI PROVA
QUI la terza parte
http://pensieriecassate.blogspot.com/2012/01/romanzo-salsero-parte-1.html
ROMANZO SALSERO - PARTE 2
LA LEZIONE DI PROVA
Preso da impegni vari , dimenticai presto quella notte e i miei propositi danzerecci. Passò quindi quasi un mese prima che la salsa tornasse all'attenzione della mia mente.Lo fece attraverso un semplice volantino, posato sul parabrezza di una vettura in sosta fuori la pizzetteria vicino casa, dove stavo consumando un veloce,triste e dannoso (per il mio stomaco) pranzo. In realta' lo stesso volantino era gia' presente sul bancone dell'esercizio, solo che la mia mente era troppo impegnata a individuare quale fosse il trancio meno peggio da mangiare,per dargli importanza. Che volete farci, se sei cresciuto con la pizza napoletana poi qualunque altra mangi è sempre un ripiego. In ogni caso, la salsa mi stava chiamando a sè: Una palestra in zona avrebbe iniziato i corsi da lì a pochi giorni, ero ancora in tempo per iniziare e stare al passo con tutti. Il fatto di aver saltato anche solo una lezione e quindi trovarmi "indietro" col programma sarebbe stata una scusa sufficiente per desistere sul nascere. Invece no, di scuse ora non ne avevo. La prima lezione, quella di prova, era pure gratis.E poi ora mi era tornata in mente quella serata estiva in cui avevo deciso di voler imparare a ballare.E lì, nei pressi,era possibile scorgere una chiesa. Lo interpretai come un segno. Dio voleva che io imparassi a ballare? Non so voi, ma io un po' ci credo a queste cose. "Sia fatta la sua volontà", pensai.
Oggi non posso certo dire di essermene pentito,perchè è vero che le sue strade sono infinite,ma è anche vero che devi percorrerle.
Sul volantino c'era scritto qualcosa tipo "Vuoi imparare a ballare la salsa cubana? Vieni dai maestri della scuola nonmiricordoilnome" e c'eran un uomo vestito con una camicia lucida gialla ed i pantaloni neri un po' troppo stretti che stava ballando con una avvenente ragazza, presumibilmente sudamericana, che gli sorrideva. Non sono certo una cavia del marketing, ma decisi di abboccare lo stesso. Al massimo, pensai, sara' un'occasione per conoscere un po' di gente in questa citta' nuova. Ormai son gia' qui da un paio di anni, da qualche parte devo pure iniziare, non è che posso sempre tornare a casa ogni fine settimana dai miei amici.
La prima cosa di cui avevo bisogno era un complice. Non mi andava di presentarmi alla lezione di prova da solo, quindi feci una veloce indagine tra i pochi colleghi che ritenevo potessero essere vagamente interessati,cercando di motivarli con la possibilita' di acchiappare femmine in numero impressionante. A dire la verita' riportavo le classiche voci che giravano, dato che non avevo idea di quante donne ci sarebbero state nei locali, e nemmeno della percentuale disponibile di esse.
Pero' non potevo certo convincere la gente a venire dicendo: "Dai che impariamo a muoverci, così in discoteca non sarò piu' un tronco!"
In ogni caso racimolai solo una promessa di mio cugino, che accettò di accompagnarmi a vedere questa lezione di prova. A sto punto decisi anche io di andar solo a vedere un po' come era l'ambiente , l'atmosfera , il livello delle donne , l'istruttore quanto fosse bravo a spiegare e cercare di farmi una idea se questa cosa potesse andare bene per me.
Arriviamo che gia' è iniziata da qualche minuto, apriamo la porta della sala della palestra e quello che capisco essere l'istruttore dal fatto che ballava al centro ed aveva una bandana (o fascia) in testa ci saluta a voce alta "Ciao ragazzi, forza inseritevi!" vanificando i nostri propositi di entrare in silenzio, piazzarci in un angolino seduti e valutare con calma. Riusciamo gentilmente ad evitare di finire nella mischia, rispondendo che volevam solo guardare. Lui grazie a Dio non insiste troppo, quindi si sediamo su qualche step che si trova lì in un angolo. Tra l'altro, in sottofondo , adesso sento anche la salsa. Ci credete se vi dico che non avevo ancora chiaro che tipo di musica fosse? Cioè avevo una vaga idea in generale,ma se mi fosse capitata per caso girando la frequenza della radio probabilmente non l'avrei riconosciuta. Con mio sommo piacere mi resi conto che non era necessario indossare strane camicie e nemmeno pantaloni stringigonadi, per la lezione bastava una semplice tuta. Anche le scarpe eran quelle da ginnastica , non capisco che cosa mi aspettassi. I primi minuti di lezione si ballava da soli, sul posto , cercando di imparare i passi base.
"non sembrano complicatissimi" pensai, forse posso farcela.Mio cugino andava un po' di fretta, quindi dopo un quarto d'ora circa salutammo e uscimmo, iniziando a valutare la possibilita', ora non piu' tanto remota, di iscriverci al corso.
Il martedì dopo io, la mia tuta, il mio imbarazzo e le mie adidas eravamo lì. Mancava solo mio cugino, che mi aveva appeso appena un paio di ore prima. Troppo tardi per farmi rinunciare, ormai avevo deciso.
Il martedì dopo io, la mia tuta, il mio imbarazzo e le mie adidas eravamo lì. Mancava solo mio cugino, che mi aveva appeso appena un paio di ore prima. Troppo tardi per farmi rinunciare, ormai avevo deciso.
QUI la terza parte
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sabato 21 gennaio 2012
Romanzo salsero - parte 1
Romanzo Salsero
Parte prima - La scoperta
Iniziò tutto una calda sera di un paio di estati fa.Ero con degli amici in un locale, uno di quei lidi che con la luna si trasformano in discoteche. Girovagando un po' tra corpi sudati e poco vestiti con in mano il mio drink analcolico che poi il barman ti mette solo quello schifo di succo di frutta ad ananas che ti fa acido allo stomaco , questi invogliano all'alcolismo - scusate - girovagando tra corpi sudati e poco vestiti arrivai in un settore dove la musica non era piu' il solito "Unz tunz uaaaa my love baby unt tunz tunz " ma era uno struggente lamento in lingua spagnola di un artista - che penso debba essere un po' l'equivalente di un nostro neomelodico - che si doleva del fatto che la sua donna non lo volesse piu' (non che io sia un madrelingua spagnolo,ma le parole eran qualcosa tipo "porchè tu no me ames" e simili) mentre trombe , chitarre e delle cose che avrei saputo in seguito chiamarsi "clave" suonavano allegramente, in totale contrasto di intenzioni con il testo. Anche coloro che ballavano sembravano essere indifferenti alle pene d'amore della voce, dato che sembravano sorridere tutti, mentre si guardavano negli occhi. La gente ballava in coppia, ogni tanto si abbracciava per poi staccarsi. Poi lui pigliava lei , le faceva compiere un paio di giri su se stessa, le prendeva le mani la tirava a se, e facendola passare sotto il suo braccio le faceva fare un ultimo giro prima di stringerla a sè di nuovo.
Distratto da quell'ambiente per me nuovo,non mi ero reso conto che mi stavo incamminando verso il centro della sala. Una ragazza, che evidentemente aveva scambiato il "ma che stanno a fa'?" sul mio viso per un "vuoi ballare con me, baby?" mi si avvicinò,sempre a ritmo di musica, tendendomi le braccia. Istintivamente la strinsi,pensando qualcosa del tipo "Ua' come sono cordiali qui" (Ammetto che sotto sotto pensai anche qualcosa del tipo "eheh chest cio'bbo'"). Eravamo stretti, dicevo , e lei sorrideva. Passarono non piu' di un paio di secondi prima che il suo sorriso si trasformasse in incertezza."ma non sai ballare?", formulo' la sua domanda, che parve ad entrambi retorica.
Ed io , che ero il classico pezzo di legno ,improvvisai dei passi che ancora oggi il mio cervello si vergogna di riportarmi alla mente (suppongo sia per una forma di autodifesa) . La ragazza, che tra l'altro era pure carina , mi sorrise con gentilezza e salutandomi si allontano' alla ricerca di un altro compagno. Tutto questo mentre il tormento d'amore del cantante era stato sostituito da un pezzo meramente strumentale. Le coppie si sfaldarono tutte, con la massima naturalezza , per poi ricomporsi con altri addendi.Mentre tornavo verso la zona commerciale mi sentii un po' ferito nell'orgoglio. qui nella parte tamarra tutti ballavano a cazzo, liberi da schemi e passi obbligati, ma devo ammettere che difficilmente sorridevano. Ormai l'ingrippo era partito. chiesi ad un amico se sapesse che cosa si stesse ballando dall'altro lato , e lui con un sorriso ed un po' di sufficienza mi rispose che si trattava di Salsa . Ovviamente ne avevo sentito parlare , ma non l'avevo mai vista dal vivo, convinto che si ballasse solo in locali appositi. Trascorsi il resto della serata con la mente che rimurginava sull'offesa subita , desiderosa di un pronto riscatto.
fine 1a parte
Parte prima - La scoperta
Iniziò tutto una calda sera di un paio di estati fa.Ero con degli amici in un locale, uno di quei lidi che con la luna si trasformano in discoteche. Girovagando un po' tra corpi sudati e poco vestiti con in mano il mio drink analcolico che poi il barman ti mette solo quello schifo di succo di frutta ad ananas che ti fa acido allo stomaco , questi invogliano all'alcolismo - scusate - girovagando tra corpi sudati e poco vestiti arrivai in un settore dove la musica non era piu' il solito "Unz tunz uaaaa my love baby unt tunz tunz " ma era uno struggente lamento in lingua spagnola di un artista - che penso debba essere un po' l'equivalente di un nostro neomelodico - che si doleva del fatto che la sua donna non lo volesse piu' (non che io sia un madrelingua spagnolo,ma le parole eran qualcosa tipo "porchè tu no me ames" e simili) mentre trombe , chitarre e delle cose che avrei saputo in seguito chiamarsi "clave" suonavano allegramente, in totale contrasto di intenzioni con il testo. Anche coloro che ballavano sembravano essere indifferenti alle pene d'amore della voce, dato che sembravano sorridere tutti, mentre si guardavano negli occhi. La gente ballava in coppia, ogni tanto si abbracciava per poi staccarsi. Poi lui pigliava lei , le faceva compiere un paio di giri su se stessa, le prendeva le mani la tirava a se, e facendola passare sotto il suo braccio le faceva fare un ultimo giro prima di stringerla a sè di nuovo.
Distratto da quell'ambiente per me nuovo,non mi ero reso conto che mi stavo incamminando verso il centro della sala. Una ragazza, che evidentemente aveva scambiato il "ma che stanno a fa'?" sul mio viso per un "vuoi ballare con me, baby?" mi si avvicinò,sempre a ritmo di musica, tendendomi le braccia. Istintivamente la strinsi,pensando qualcosa del tipo "Ua' come sono cordiali qui" (Ammetto che sotto sotto pensai anche qualcosa del tipo "eheh chest cio'bbo'"). Eravamo stretti, dicevo , e lei sorrideva. Passarono non piu' di un paio di secondi prima che il suo sorriso si trasformasse in incertezza."ma non sai ballare?", formulo' la sua domanda, che parve ad entrambi retorica.
Ed io , che ero il classico pezzo di legno ,improvvisai dei passi che ancora oggi il mio cervello si vergogna di riportarmi alla mente (suppongo sia per una forma di autodifesa) . La ragazza, che tra l'altro era pure carina , mi sorrise con gentilezza e salutandomi si allontano' alla ricerca di un altro compagno. Tutto questo mentre il tormento d'amore del cantante era stato sostituito da un pezzo meramente strumentale. Le coppie si sfaldarono tutte, con la massima naturalezza , per poi ricomporsi con altri addendi.Mentre tornavo verso la zona commerciale mi sentii un po' ferito nell'orgoglio. qui nella parte tamarra tutti ballavano a cazzo, liberi da schemi e passi obbligati, ma devo ammettere che difficilmente sorridevano. Ormai l'ingrippo era partito. chiesi ad un amico se sapesse che cosa si stesse ballando dall'altro lato , e lui con un sorriso ed un po' di sufficienza mi rispose che si trattava di Salsa . Ovviamente ne avevo sentito parlare , ma non l'avevo mai vista dal vivo, convinto che si ballasse solo in locali appositi. Trascorsi il resto della serata con la mente che rimurginava sull'offesa subita , desiderosa di un pronto riscatto.
fine 1a parte
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venerdì 20 gennaio 2012
Una orribile storia d'orrore
Vi racconto una storiella horror,tratta da una storia vera. Tuttavia e' necessaria una notevole apertura mentale per credere ai fatti che mi accingo a narrarvi, oltre ad un discreto livello di sospensione dell'incredulita'. 
E' lunedi, sono le (orario a capocchia , non troppo presto , non troppo tardi) del mattino. Totore si sveglia improvvisamente. Poche ore prima si era abboffato comme nu puorc in pizzeria ed ora aveva l'acidita' di stomaco. Dovrebbe andare in bagno,ma la voglia di alzarsi era pari a zero. Apre il cassetto del comodino accanto al letto,cercando una pasticca di maalox,accorgendosi che era presente soltanto il cartoncino vuoto.
dalla finestra , l'unico rumore che la citta' gli regala come compagnia sono i passi veloci di qualcuno che passa nel vicolo accanto, forse per iniziare o forse per finire la sua giornata.
Improvvisamente la televisione della camera si accende,trasmettendo il classico segnale grigio a strisce nere formicolanti (quanto è complicato descriverlo) che appare quando si è sintonizzati su canali non registrati che poi devi premere AV per il digitale. (avete capito ia') Almeno l'audio è disattivato.
"Avro' premuto accidentalmente il telecomando" fu la spiegazione che Totore si dette. Telecomando che , fra l'altro , sara' finito in qualche modo nel triangolo delle Bermuda delle lenzuola , dove riapparira' solamente al mattino, in qualche piega.
Acidita' e luce ipnotica della tv. O ti alzi o non dormi piu'.(fatto anche la rima)(no Ge' basta battute o si perde la suspence)
Accanto a Totore, beata e immersa nelle braccia di Morfeo, la sua donna era stesa placida, forte della sua ordinazione di una insalata e di una semplice margherita, che tra l'altro era finita per meta' nello stomaco di Totore, che nel frattempo aveva deglutito acido ancora una volta.
Con un gesto istintivo, egli procede con la mano destra ad una grattatina del suo posteriore. Gratta gratta che ti gratta , ed improvvisamente si irrigidisce,con il suo cuore che perde un battito:
Il suo indice era venuto a contatto con una cosa , dalla superficie liscia, presente proprio nella parte finale della sua cavita' posteriore. In pratica c'era qualcosa attaccata alla fine del suo culo. Qualcosa liscia, dal diametro di circa 7\8 millimetri.
E' il panico. Totore prova a gridare, ma la sua voce non esce, resta strozzata. Quella cosa prima non c'era, ne era sicuro.
Intanto dalla televisione spariscono le strisce grigie , e viene proiettato un vecchio cartone animato, con sette nani che , marenne e piccone al braccio, si recano a lavoro.
"di nuovo sto telecomando" pensa Totore, affondando la mano nel letto per cercarlo, non tanto per spegnere quanto per pensare ad altro.
Vorrebbe svegliare la donna che gli dorme accanto, ma per dirle cosa?
"cara mi è uscito un piccolo mostro nel didietro?"
Una goccia fredda di sudore gli scivolo' lungo la fronte e le guance,mentre cercava il coraggio di fare una seconda esplorazione.
"magari è sparita" volle illudersi.
Il suo senso del tatto ,pero' , gli confermo' la presenza del corpo misterioso. "Certe cose non possono spuntare in una sera" continuo' a rassicurarsi. Intanto del corridoio, complice la porta aperta, giungevano dei piccoli rumori, quasi un fruscìo. Paralizzato dal suo stato confusionale, Totore vide entrare a pizzole zampate un gallo. Percorse in silenzio tutto il perimetro del letto, fermandosi per qualche secondo accanto al comodino, giusto il tempo di spingere il becco in avanti un paio di volte. totore spero' che si trattasse di una sveglia simbolica, che ponesse fine all'incubo che stava vivendo, ma il gallo se ne ando' lentamente così come era venuto.
Totore provo' a fare dei lunghi respiri.Penso' che l'indomani avrebbe dovuto farsi anche un elettroencefalogramma , oltre al controllo di quella cosa che gli era spuntata.
Di svegliare la sua donna non se ne parlava, toccava farsi coraggio e affrontare la realta'. Ordino' alla sua mano una terza esplorazione, voleva sapere. Le dita ritoccarono la cosa liscia, che si mosse.
Lentamente, si stava staccando. Le dita di Totore la afferrarono.
Nella penombra, Totore sospiro' sollevato. Aveva tra le dita quella cosa, non era nulla che appartenesse al suo corpo.
Ora , avrebbe aperto la sua mano lentamente, per svelare l'arcano e dare finalmente un volto ed un nome al suo nemico...
SPOILER - Ora,per i piu' arguti di voi , se pensate agli indizi disseminati qui e la durante la storia potete intuire cos'era...altrimenti leggete sotto:
Aveva tra le dita quella cosa, non era nulla che appartenesse al suo corpo.
Ora , avrebbe aperto la sua mano lentamente, per svelare l'arcano e dare finalmente un volto ed un nome al suo nemico...
Un chicco di mais, ormai non piu' tanto giallo, ma con sfumature marroni.
Maledetta pizza Biancaneve della sera prima!!!
E' lunedi, sono le (orario a capocchia , non troppo presto , non troppo tardi) del mattino. Totore si sveglia improvvisamente. Poche ore prima si era abboffato comme nu puorc in pizzeria ed ora aveva l'acidita' di stomaco. Dovrebbe andare in bagno,ma la voglia di alzarsi era pari a zero. Apre il cassetto del comodino accanto al letto,cercando una pasticca di maalox,accorgendosi che era presente soltanto il cartoncino vuoto.
dalla finestra , l'unico rumore che la citta' gli regala come compagnia sono i passi veloci di qualcuno che passa nel vicolo accanto, forse per iniziare o forse per finire la sua giornata.
Improvvisamente la televisione della camera si accende,trasmettendo il classico segnale grigio a strisce nere formicolanti (quanto è complicato descriverlo) che appare quando si è sintonizzati su canali non registrati che poi devi premere AV per il digitale. (avete capito ia') Almeno l'audio è disattivato.
"Avro' premuto accidentalmente il telecomando" fu la spiegazione che Totore si dette. Telecomando che , fra l'altro , sara' finito in qualche modo nel triangolo delle Bermuda delle lenzuola , dove riapparira' solamente al mattino, in qualche piega.
Acidita' e luce ipnotica della tv. O ti alzi o non dormi piu'.(fatto anche la rima)(no Ge' basta battute o si perde la suspence)
Accanto a Totore, beata e immersa nelle braccia di Morfeo, la sua donna era stesa placida, forte della sua ordinazione di una insalata e di una semplice margherita, che tra l'altro era finita per meta' nello stomaco di Totore, che nel frattempo aveva deglutito acido ancora una volta.
Con un gesto istintivo, egli procede con la mano destra ad una grattatina del suo posteriore. Gratta gratta che ti gratta , ed improvvisamente si irrigidisce,con il suo cuore che perde un battito:
Il suo indice era venuto a contatto con una cosa , dalla superficie liscia, presente proprio nella parte finale della sua cavita' posteriore. In pratica c'era qualcosa attaccata alla fine del suo culo. Qualcosa liscia, dal diametro di circa 7\8 millimetri.
E' il panico. Totore prova a gridare, ma la sua voce non esce, resta strozzata. Quella cosa prima non c'era, ne era sicuro.
Intanto dalla televisione spariscono le strisce grigie , e viene proiettato un vecchio cartone animato, con sette nani che , marenne e piccone al braccio, si recano a lavoro.
"di nuovo sto telecomando" pensa Totore, affondando la mano nel letto per cercarlo, non tanto per spegnere quanto per pensare ad altro.
Vorrebbe svegliare la donna che gli dorme accanto, ma per dirle cosa?
"cara mi è uscito un piccolo mostro nel didietro?"
Una goccia fredda di sudore gli scivolo' lungo la fronte e le guance,mentre cercava il coraggio di fare una seconda esplorazione.
"magari è sparita" volle illudersi.
Il suo senso del tatto ,pero' , gli confermo' la presenza del corpo misterioso. "Certe cose non possono spuntare in una sera" continuo' a rassicurarsi. Intanto del corridoio, complice la porta aperta, giungevano dei piccoli rumori, quasi un fruscìo. Paralizzato dal suo stato confusionale, Totore vide entrare a pizzole zampate un gallo. Percorse in silenzio tutto il perimetro del letto, fermandosi per qualche secondo accanto al comodino, giusto il tempo di spingere il becco in avanti un paio di volte. totore spero' che si trattasse di una sveglia simbolica, che ponesse fine all'incubo che stava vivendo, ma il gallo se ne ando' lentamente così come era venuto.
Totore provo' a fare dei lunghi respiri.Penso' che l'indomani avrebbe dovuto farsi anche un elettroencefalogramma , oltre al controllo di quella cosa che gli era spuntata.
Di svegliare la sua donna non se ne parlava, toccava farsi coraggio e affrontare la realta'. Ordino' alla sua mano una terza esplorazione, voleva sapere. Le dita ritoccarono la cosa liscia, che si mosse.
Lentamente, si stava staccando. Le dita di Totore la afferrarono.
Nella penombra, Totore sospiro' sollevato. Aveva tra le dita quella cosa, non era nulla che appartenesse al suo corpo.
Ora , avrebbe aperto la sua mano lentamente, per svelare l'arcano e dare finalmente un volto ed un nome al suo nemico...
SPOILER - Ora,per i piu' arguti di voi , se pensate agli indizi disseminati qui e la durante la storia potete intuire cos'era...altrimenti leggete sotto:
Aveva tra le dita quella cosa, non era nulla che appartenesse al suo corpo.
Ora , avrebbe aperto la sua mano lentamente, per svelare l'arcano e dare finalmente un volto ed un nome al suo nemico...
Un chicco di mais, ormai non piu' tanto giallo, ma con sfumature marroni.
Maledetta pizza Biancaneve della sera prima!!!
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