lunedì 5 marzo 2012
La Versione di Barney - recensione
Quando l’anno scorso passò in tv il trailer di questo film , tratto dal best seller di Mordecai Richler – di cui sinceramente non avevo mai sentito parlare – non lo considerai nemmeno tra le possibili opzioni per una serata al cinema, nonostante gli attori principali fossero di ottimo livello. Ieri, invece , scorrendo il dito tra i vari titoli del negozio di dvd , ho deciso di dargli una possibilità. Non me ne sono affatto pentito. Questo film è tutto ed ha tutto. E’ ironico, a tratti è brutale a tratti è poetico, è triste, divertente, un po’ commovente un po’ cinico. Parla di scelte - sbagliate e giuste,ma soprattutto sbagliate - sull’amore, di amicizie tradite, di sentimenti folli, di malattia , famiglia…di vita, insomma. E’ la vita di Barney (interpretato da un Paul Giamatti che spero ci abbia vinto l’oscar , ma non credo) uno che ha incontrato e si è innamorato in pochi secondi della donna della sua vita , peccato solo che tale incontro sia avvenuto al ricevimento del matrimonio dello stesso Barney.Matrimonio che tra l’altro era il secondo. E di lì tutto il suo impegno per conquistarla , non prima di aver rimediato all’errore commesso appena poche ore prima.
Molto curati i dialoghi e ben caratterizzati i personaggi, ma presumo che questa sia già una caratteristica del libro. Ad esempio , quando lui riesce a strappare un appuntamento alla sua amata, verso la fine della serata, mentre i due stanno camminando su di una specie di lungomare lui le fa: “Adesso continuerò sempre a parlare, senza fermarmi mai, perché ho paura che se lascerò anche solo una pausa tu poi potrai dire “E’ tardi , adesso devo proprio andare” ed io non voglio che questo avvenga, non sono ancora pronto”
Le parole più o meno eran queste, non so se son riuscito a descrivervi bene la scena. Fa niente, se vi capiterà di vedere il film capirete. Merita qualche riga anche il rapporto tra il protagonista e suo padre, interpretato dalla garanzia Dustin Hoffman, davvero bello. Mi perdonerete se utilizzo un aggettivo così semplice , ma lo trovo anche il più adatto. E’ così bello che quando inizi a capire che prima o poi verrà il momento in cui il senior dovrà morire e ti aspetti qualcosa di tremendamente triste, la morte arriva in un modo talmente irriverente ed in tema con i personaggi , che fa quasi sorridere. Anche sorridere.
In mezzo c’è anche un piccolo giallo , con la misteriosa morte di un amico, per la quale lo stesso Barney è stato indagato , il lavoro da produttore del protagonista e lo sgretolarsi lento dell’amore , che nasce vive soffre (ma non muore mai davvero)
Possiamo concludere prendendocela con quelli che fanno i trailer: Impegnatevi di più!
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le recensioni di gegge
domenica 4 marzo 2012
Dalla Svezia con bullone
C’è un posto in cui, fino a ieri , ho sempre evitato di andare. Sto parlando dell’ Ikea.
Il motivo è presto detto: la mia mente lo associava inevitabilmente a giraviti , dadini , chiodi e martelli. Come se non bastasse , il tutto va sommato alla componente shopping , alla quale son allergico. Mi provoca mal di testa, sbalzi d’umore, dolori mestruali e abbassamento delle gonadi. Capirete con quanto entusiasmo mi sia lasciato trascinare all’interno di questo territorio soggetto alla sovranità svedese, a mo’ di ambasciata,con l’obbiettivo, apparentemente poco complesso, di acquistare un tavolino su cui poggiare un televisore.
Appena entri ti mettono a disposizione una specie di bacheca ,dove puoi prendere delle matite , pezzi di carta su cui appuntare le sigle delle cose che hai preso , per poi ritirarle in magazzino e persino un metro di carta. Eh già , perché all’interno sembra quasi di stare in una sartoria: ogni tanto vedi persone piegarsi, allungarsi e tendere le braccia per verificare la compatibilita’ di un mobiletto con lo spazio nel proprio soggiorno. Ho dovuto prendere anche io un set-base di questo occorrente , ma l’ho utilizzato per tutti altri fini: prendevo appunti di cose che poi avrei potuto scrivere per il blog. E’ stato un modo per non farsi eccessivamente la palla, in un posto che comunque mi offriva la possibilità di schiattarmi ogni venti passi su di un divano diverso. Guardando la fauna del posto, è possibile notare come sia composta principalmente da coppie di età intorno ai 35 anni, con lei , capo di questo mini branco , che impartisce le direttive al suo compagno , obbligandolo ad usare il metro su oggetti che in realtà hanno tutti riportato su di un cartellino le misure , chiedendo di rispondere a domande retoriche (nel senso che la tua risposta non è richiesta) del tipo “credi che questo ci stia bene in salotto?” , a prendere nota delle ordinazioni , a seguirla lungo il percorso obbligato . Eh già , perché ‘sti svedesoni , per farti vedere tutto, hanno concepito il posto come un percorso nel quale devi seguire le frecce di obbligo a terra. Passi per delle librerie piene di libri, scritti in una lingua strana che suppongo sia lo svedese , mi vien suggerito - da una persona che a furia di starmi accanto sta diventando sempre più napoletana - che probabilmente è perché “così non se li fottono”- …. Sinceramente non sarei così ottimista, non credo che la cultura al giorno d’oggi vada tanto a ruba. Sui vari mobili è possibile vedere dei portafotografie in cui persone svedesi sorridono , per ricreare l’atmosfera familiare tipica di una casa. Il successo di questa multinazionale si spiega con il fatto che ormai la gente normale, quella a cui nessuno di nascosto compra casa che nemmeno te ne sei accorto, puo’ permettersi appartamenti sempre più piccoli e tocca quindi far quadrare gli spazi, utilizzando le reminiscenze delle capacità acquisite da piccoli giocando a tetris.
Ad un certo punto del percorso avrei voluto fare una pausa e comprare qualcosa nell’apposita area di ristoro , ma ho desistito perché mi scocciavo di montare il tavolino e le sedie per mangiare comodi. In ogni caso, quando la fine del percorso si avvicina e stai per leggere la mitica scritta “Cassa” , ecco che l’Ikea ti pone l’ultimo ostacolo, in grado di mettere in dubbio tutte le certezze che avevi faticosamente creato: L’area saldi. Un misto di cose a prezzo affare , proprio prima di andar via, che attrae in trappola ogni donna, a mo’ di canto delle sirene. In ogni caso, anche lì ci son dei divani scontati su cui poggiare le tue chiappe nell’attesa di quest’ultimo mini tour.
Comunque all’ikea c’era tutto: divani, poltrone , librerie , bagni , comodini, cuscini , scopettini per il wc. Tutto, tranne il tavolino che cercavamo. Almeno nelle misure ideali che ci servivano. Però , dato che qualcosa c’era, è toccato scegliere tra un tavolino nero e una specie di mobiletto nero\bianco. E’ stato chiesto il mio parere , necessario ma non vincolante, facendomi trovare quindi nella condizione di avere questo dilemma amletico: trovavo il mobiletto più funzionale e carino ,con dei cassetti che sarebbero risultati utili, mentre il tavolino nero sembrava molto ma molto più semplice da montare.Ora , quell'oggetto non avrebbe dovuto entrare a far parte dell'appartamento di casa mia,ma la mia opinione era comunque ritenuta capace di influenzare la decisione finale. E’ una di quelle scelte in cui entrano in gioco l’etica, la morale,la correttezza. Un momento in cui devi prendere la tua scala di valori e utilizzarla.
Ci ho messo meno di un secondo a decidere.
A guardarlo meglio,è davvero un tavolino carino.
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cassate sulla societa'
sabato 3 marzo 2012
Dichiarazioni d'ammmmore
Qualche mattina fa mi svegliai con il pensiero di scrivere qualcosa sulle dichiarazioni d'amore. Non capivo bene perché però avevo deciso che il prossimo post avrebbe dovuto parlare di ciò. Poi ieri, mentre ero in treno , il mio cervello mi ha riproposto la causa scatenante di questo impulso: poche mattine fa rientrai a casa poco dopo l'alba , reduce dal turno di notte a lavoro. Davanti al portone del condominio di fronte era appeso uno striscione bianco, su cui era scritto qualcosa tipo "Sapevo di amarti prima ancora di incontrarti" . Lo fissai un po' curioso, chiedendomi quale sarebbe stata la reazione della destinataria, del portiere, del padre di lei. Il tempo di infilarmi nell’ascensore, aprire la porta di casa e buttarmi nel letto, avevo già dimenticato tutto. Una cosa del genere , diciamo “eclatante” nel suo piccolo, non è detto che ottenga in ogni caso una reazione positiva. Ricordate Stranamore? Lo guardavo da piccolo, in famiglia, e ricordo mamma che diceva “Chist nun ven!” riferendosi alla persona che doveva presentarsi in studio dopo la dichiarazione. C’erano pure quelli con la cazzimma massima che venivano , l’altro\a si illudeva, poi diceva “stop!” e diceva qualcosa tipo “Non ti voglio , sono venuto qui solo per dirtelo davanti a milioni di telespettatori.” E magari faceva entrare anche la nuova fiamma. Non lo sapevamo ancora, ma stavamo assistendo ad un momento epocale per la società italiana: La nascita della tv trash.
Comunque nel corso della storia gli innamorati (o presunti tali) hanno sempre sentito l’esigenza di cacciar fuori i propri sentimenti, lo hanno fatto attraverso i modi più disparati - in alcuni casi più disperati – attraverso serenate , dichiarazioni live , lettere , dediche ed oggi con l’ausilio della tecnologia con tristissimi ma comodi sms o e-mail.
Oggi mi sembra che la dichiarazione d’amore sia sempre meno diffusa, diciamo che si tende a giocare di sguardi, creare il momento propizio, partire con un bel bacio. Spesso son addirittura le donne a prendere l’iniziativa. Questo però non sempre è possibile; in alcuni casi chi è innamorato ritiene ,a torto o ragione, di non avere molte speranze ed allora si ingegna e decide che deve esternare in qualche modo quello che prova, indipendentemente dall’esito. Va tutto male, almeno si è sfogato. Si tiene comunque conto del fatto che si puo’ prendere quello che a Napoli chiamiamo comunemente “palo” che sarebbe il due di picche per gli amici che mi seguono dall’Italia e “two of Piks” per i lettori europei. E’ comunque un’esperienza di vita fondamentale, o almeno ritengo lo sia.
Quanto a me, l’unica dichiarazione del genere che io abbia mai fatto risale a quando avevo 16\17 anni. All’epoca ero uno dei classici innamorati dell’amore, quindi probabilmente mi sarei esibito in tale performance con qualunque ragazza fosse arrivata in quel periodo della mia vita. Ma il caso volle che toccò ad una…diciamo “bruttina”. Vi dico solo che i miei amici, dopo, mi confessarono di essersi sempre chiesti come potesse mai piacermi. Oggi ci faccio delle gran risate su, pensando a quanto ero scemo pero’ ai tempi ricordo che stetti col bruciore di stomaco per un po’di settimane. Dico che era “non piacevolissima” (avete notato come questo blog sia tendenzialmente politically correct?) non perché poi mi è venuta la sindrome della volpe e dell’uva, ma perché passata la “cotta” ho iniziato a vedere le cose con lucidità.
Non voglio farvela troppo lunga, per questa “dichiarazione” organizzai una trappola con la complicità di una sua amica, mi presentai io all’appuntamento al posto di quest’ultima, ci sedemmo su di una panchina e vomitai tutti i miei sentimenti. Non avrei dovuto farlo, su di una panchina nascono solo brutte idee ( prendete la Juventus…). Non so se l’amica avesse “cantato” e fosse stata davvero una sorpresa, comunque non ricordo nemmeno le cose che le dissi, forse le ho rimosse per autodifesa del cervello, in ogni caso presi sto palo, giustificato dal fatto che c’era un ragazzo più grande di cui era innamorata. C’è sempre un altro tizio, irraggiungibile e figo, che in questi casi non se le caga di striscio , cosa che a te che sei ingrippato sembra assurda…
Che figura…tra l’altro si puo’ anche dire che ci conoscessimo pochissimo… chissà che deve aver pensato. Se la incontrassi oggi, per caso, e dovesse riconoscermi, sinceramente non so dire se cambierei marciapiede dall’imbarazzo o se ci faremmo quattro risate.
Bene, è stato quasi terapeutico, direi!
Da allora in poi ho seguito anche io la strada del gioco di sguardi ecc ecc e posso dire di non essermene pentito. Magari la prossima e ultima dichiarazione che farò ad una donna , organizzando qualcosa di eclatante, sarà quando le chiederò di sposarmi.
Cazzo, almeno questa speriamo verrà accettata.
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cassate sulla societa'
lunedì 27 febbraio 2012
buon appetito!
Forse non lo sapete, ma per quanto riguarda l'editoria al giorno d'oggi in cima alle classifiche di vendita in Italia ci sono i libri di ricette. Diventati veri e propri best-seller, vendono milioni di copie. Si dice che i libri siano il cibo della mente, è evidente che non tutti si accontentano di soddisfare solo quest'ultima.
In ogni caso, potrebbe essere una idea per ogni giovane scrittore quella di cimentarsi in questo campo, seguire la corrente e vedere dove porta. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione una serie di ricette oserei dire di mia creazione – se fosse vero – di difficolta' media ma adatte alle esigenze di tutti voi e con un'occhio alla linea. Eccola:
Tornando alle ricette, iniziamo con :
PASTA ZUCCHINE E PHILADELPHIA – difficolta' medio\alta
Ingredienti:
-Un pacco di pasta , di quella tipo rigatoni penne ecc insomma che il pezzo di zucchina si infila all'interno, facciamo 300 grammi
-Quattro uova
-Due\tre zucchine
-Una philadelphia
-pentole, scolapasta, gas per accendere il fornello
-Una donna
Se avete una donna, prendetela e mettetela ai fornelli. Potete saltare tutta la parte scritta qui in basso. Altrimenti, ecco il procedimento alternativo:
Per prima cosa prendete le uova e rimettetele nel frigorifero, che non c'entrano nulla con il piatto in questione.Poi lavatevi benebene le mani, prendete le zucchine, lavatele e tagliatele alla julienne oppure in qualsiasi altro modo volete. Fate attenzione alle dita, mi raccomando. Prendete il risultato e mettetelo in una pentola dove avrete nel frattempo messo un po' d'acqua a scaldare (poca, che di per sè le zucchine gia' rilasciano acqua.) Mettete anche a bollire l'acqua nella pentola della pasta, se vi va aggiungete un po' di sale ,ma attenzione che fa male. Ricordatevi ogni tanto di girare le zucchine che hanno la tendenza a bruciarsi facilmente, non potete lasciarle 6\7 minuti da sole mentre state al computer che tornate e le trovate arrosto. Dopo un quarto d'ora circa prendete la philadelphia e poggiatela sulle zucchine ormai lesse. Mischiate un po' il tutto con uno di quei cucchiai di legno con cui vostra madre vi minacciava fin a qualche anno fa dopo che avevate messo una fetta di pane nella pentola del ragù per spugnarcela dentro mentre era ancora in cottura, e vedrete che il formaggio si sciogliera' come il cuore di un innamorato quando vede la sua bella. A questo punto , alcune persone tutte precisine dovrebbero aver controllato i tempi di cottura della pasta, se invece anche voi preferite il metodo "assaggio ogni minuto e poi vedo" , assaggiate ogni minuto e poi vedete.
Scolate la pasta e poi mettetela nella pentola del contorno. Mischiate il tutto e
TADAAAAAAAAAAAA'
Ricordatevi di mettere subito la padella delle zucchine nell'acqua , che poi per scrostarla è nu burdell.
Se preferite un piatto invece piu' rustico, con richiami alla cucina mediterranea con influenze nordiche, ecco per voi quest'altra ricetta:
Panino con il salame milanese.
Ingredienti (per una persona)
-Un panino di giornata
-200 gr di salame milanese (va bene pure quello napoletano, ma si perde il tocco di influenza nordica)
-Un coltello (pero' quelli buoni seghettati)
Prendete il panino e tagliatelo (in orizzontale, mi raccomando)
A questo punto prendete le fette di salame e se volete toglieteci il pepe e quella striscia circolare che si fa tutto il perimetro, per poi inserire le singole fette una sopra l'altra all'interno del panino.
Se proprio volete sentirvi GianFranco Vissani (aumentando pero' sensibilmente la difficolta' di preparazione del piatto) potete prendere un po' di ricotta,sempre grazie al coltello, e spalmarla su entrambe le facce del panino.Se avete eseguito correttamente la preparazione, ecco il risultato che dovreste ottenere:
n.b. Servire freddo.
Buon appetito!
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le ricette di zio gegge
sabato 25 febbraio 2012
Grease in testa
Verso la fine degli anni settanta scoppio' il clamoroso successo di Grease, con l'allora giovane John Travolta pettinato con il classico ciuffo "A banana" ,alla Elvis, reso possibile solo attraverso l'utilizzo di una gelatina (grease,appunto) composta da chissa' quali componenti chimici adottati all'epoca che oggi qualche stupida legge proibizionista avra' dichiarato illegali e magari anche dannosi per la salute. A Napoli con un ciuffo del genere il frutto diventa "cocco" (e' frequente come commento ad un ciuffo ardito il "Ua' te fatt stu cocc' ngap!")
Non so se avete visto il film, in pratica lui conosce una brava ragazza senza grilli per la testa, la conquista, poi pero' lei alla fine per farsi accettare da lui decide di vestirsi e truccarsi come una vrenzola, inizia a fumare e si fa la permanente. Alla fine vissero tutti tamarri e contenti. Oddio c'è anche una colonna sonora fantastica, ma qui si parla di altro.
Scoppio' la greasemania, e tutti lì a farsi i capelli come Jhonny. Ora, mi immagino come dovrebbe essere stato in quegli anni andare dal barbiere a Napoli e dire "Fammeli come quello del film cu' John Travolta..." .
Il mio ancora oggi sarebbe andato in crisi,ecco perchè di solito i barbieri hanno appeso al muro dei poster con dei modelli con le acconciature piu' indescrivibili,ciuffi ribelli anzi dittatori, sfumature irregolari, simmetrie asimmetriche, di modo che uno prima descrive vagamente poi dice , puntando il dito: Un po' come quello!" Ovviamente l'effetto che si ottiene , su di un viso mediamente normale, è un po' strano. Perchè se quel taglio ardito se lo fa un modello, allora è fashion , se te lo fai te la prima cosa che ti chiedono e' si te si appiccecat co' barbier, roba che ti si avvicina per strada un avvocato dandoti il biglietto da visita, nel caso volessi chiedere i danni.
Comunque ricordo ancora i gel di una volta, ti lasciavano sui capelli quella che a napoli chiamano la "leccata di vacca". Se li accarezzavi sembrava che avessi un casco omologato per condurre una moto, potevi passare sotto ad una impalcatura tranquillamente, che se cadeva qualche attrezzo lo scalfivi. Per lavarti i capelli,poi, dovevi usare il solvente. La ricerca di allora era finanziata attraverso fondi segreti versati da Cesare Ragazzi.Questo gel entrava nel dna di tuo padre e ti faceva cadere i capelli per successive tre generazioni. Io mi son salvato perchè mio padre, una volta trovato mia madre, si è rilassato e non ha avuto piu' voglia di farsi il capello figo. Mio figlio spero si salvera' in quanto dalla seconda media in poi ho deciso di farmi i capelli corti.Nel decennio successivo , i mitici anni 80, gli uomini preferirono farsi crescere folti capelli al vento , tutti phonati, piuttosto che compromettere i proprio bulbi. Ovviamente esagerarono in senso opposto, dando il là al ritorno prepotente della gelatina sul mercato italiano.La cosa piu' orrenda di quella gelatina era che ti rimaneva sulle mani una mappata di gel bluastro, con all'interno dei capelli. Quando ti lavavi le mani, dovevi star bene attento ad eliminare i residui che si piazzavano nell'incavo tra le dita, che sembrava che avessi strozzato un puffo. Un'altra cosa orrenda che ora mi torna alla mente è che se prendevi un pettine classico e allisciavi il capello, magati tutto all'indietro,restavano attaccati pezzi di gel tra i denti del pettine, che poi ogni volta per lavarlo ci mettervi una vita. Oggi esistono svariati tipi di gel e cere per capelli, fissanti e strafissanti, effetto bagnato... una volta c'eran solo l' effetto 'nzevato e quello cemento armato.
ps
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cassate sulla societa'
giovedì 23 febbraio 2012
Facimme pace.
Ok, libro e codice di procedura penale, io non piaccio a voi ma soprattutto voi non piacete a me. Ma dobbiamo fare qualcosa per risolvere questa situazione, nell'interesse comune.Nun putimme chiù ie annanz accussì. Se ne vann sul e' diottrie. Cerchiamo di porre fine a questa convivenza forzata il piu' presto possibile. Manca poco piu' di un mese.
Forse credete che io non sia capace di affrontare tutte quelle pagine in così poco tempo?
Allora guardate qui:
IT - milleduecentotrenta pagine. Scritte in arial 8.
Poco piu' di un mese.
Harry Potter Saga - e nella foto manca pure il settimo, che devono restituirmi.
Tante di quelle pagine che mi scoccio pure di fare l'addizione.
Comunque un mese e mezzo.
Come potete notare,i precedenti ci sono.
Ora, propongo una tregua. Un accordo,anzi. Io vi dedichero' piu' attenzioni , mi concentrero' su di voi. Sfogliero' delicatamente ogni pagina, come fossero carezze, sottolineero' a matita senza sfregiarvi, magari staro' pure attento a non farvi cadere per terra nella confusione della scrivania. E , se tutto andra' bene , ci metto anche una bella spolverata settimanale dopo che tutto sara' finito.
Ma in cambio, cazzo, voi spiegatevi meglio.
Nun è possibbil ca e' cose ce l'amma spiegà tre vot' primm e'lle'capì.
Si prospetta un mese di fuoco....
Nel senso ca' o cambiano le cose o v'appiccio.
Nun è possibbil ca e' cose ce l'amma spiegà tre vot' primm e'lle'capì.
Si prospetta un mese di fuoco....
Nel senso ca' o cambiano le cose o v'appiccio.
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cassate sulle letture
Romanzo Salsero - seconda parte
per la prima parte:
http://pensieriecassate.blogspot.com/2012/01/romanzo-salsero-parte-1.html
ROMANZO SALSERO - PARTE 2
LA LEZIONE DI PROVA
QUI la terza parte
http://pensieriecassate.blogspot.com/2012/01/romanzo-salsero-parte-1.html
ROMANZO SALSERO - PARTE 2
LA LEZIONE DI PROVA
Preso da impegni vari , dimenticai presto quella notte e i miei propositi danzerecci. Passò quindi quasi un mese prima che la salsa tornasse all'attenzione della mia mente.Lo fece attraverso un semplice volantino, posato sul parabrezza di una vettura in sosta fuori la pizzetteria vicino casa, dove stavo consumando un veloce,triste e dannoso (per il mio stomaco) pranzo. In realta' lo stesso volantino era gia' presente sul bancone dell'esercizio, solo che la mia mente era troppo impegnata a individuare quale fosse il trancio meno peggio da mangiare,per dargli importanza. Che volete farci, se sei cresciuto con la pizza napoletana poi qualunque altra mangi è sempre un ripiego. In ogni caso, la salsa mi stava chiamando a sè: Una palestra in zona avrebbe iniziato i corsi da lì a pochi giorni, ero ancora in tempo per iniziare e stare al passo con tutti. Il fatto di aver saltato anche solo una lezione e quindi trovarmi "indietro" col programma sarebbe stata una scusa sufficiente per desistere sul nascere. Invece no, di scuse ora non ne avevo. La prima lezione, quella di prova, era pure gratis.E poi ora mi era tornata in mente quella serata estiva in cui avevo deciso di voler imparare a ballare.E lì, nei pressi,era possibile scorgere una chiesa. Lo interpretai come un segno. Dio voleva che io imparassi a ballare? Non so voi, ma io un po' ci credo a queste cose. "Sia fatta la sua volontà", pensai.
Oggi non posso certo dire di essermene pentito,perchè è vero che le sue strade sono infinite,ma è anche vero che devi percorrerle.
Sul volantino c'era scritto qualcosa tipo "Vuoi imparare a ballare la salsa cubana? Vieni dai maestri della scuola nonmiricordoilnome" e c'eran un uomo vestito con una camicia lucida gialla ed i pantaloni neri un po' troppo stretti che stava ballando con una avvenente ragazza, presumibilmente sudamericana, che gli sorrideva. Non sono certo una cavia del marketing, ma decisi di abboccare lo stesso. Al massimo, pensai, sara' un'occasione per conoscere un po' di gente in questa citta' nuova. Ormai son gia' qui da un paio di anni, da qualche parte devo pure iniziare, non è che posso sempre tornare a casa ogni fine settimana dai miei amici.
La prima cosa di cui avevo bisogno era un complice. Non mi andava di presentarmi alla lezione di prova da solo, quindi feci una veloce indagine tra i pochi colleghi che ritenevo potessero essere vagamente interessati,cercando di motivarli con la possibilita' di acchiappare femmine in numero impressionante. A dire la verita' riportavo le classiche voci che giravano, dato che non avevo idea di quante donne ci sarebbero state nei locali, e nemmeno della percentuale disponibile di esse.
Pero' non potevo certo convincere la gente a venire dicendo: "Dai che impariamo a muoverci, così in discoteca non sarò piu' un tronco!"
In ogni caso racimolai solo una promessa di mio cugino, che accettò di accompagnarmi a vedere questa lezione di prova. A sto punto decisi anche io di andar solo a vedere un po' come era l'ambiente , l'atmosfera , il livello delle donne , l'istruttore quanto fosse bravo a spiegare e cercare di farmi una idea se questa cosa potesse andare bene per me.
Arriviamo che gia' è iniziata da qualche minuto, apriamo la porta della sala della palestra e quello che capisco essere l'istruttore dal fatto che ballava al centro ed aveva una bandana (o fascia) in testa ci saluta a voce alta "Ciao ragazzi, forza inseritevi!" vanificando i nostri propositi di entrare in silenzio, piazzarci in un angolino seduti e valutare con calma. Riusciamo gentilmente ad evitare di finire nella mischia, rispondendo che volevam solo guardare. Lui grazie a Dio non insiste troppo, quindi si sediamo su qualche step che si trova lì in un angolo. Tra l'altro, in sottofondo , adesso sento anche la salsa. Ci credete se vi dico che non avevo ancora chiaro che tipo di musica fosse? Cioè avevo una vaga idea in generale,ma se mi fosse capitata per caso girando la frequenza della radio probabilmente non l'avrei riconosciuta. Con mio sommo piacere mi resi conto che non era necessario indossare strane camicie e nemmeno pantaloni stringigonadi, per la lezione bastava una semplice tuta. Anche le scarpe eran quelle da ginnastica , non capisco che cosa mi aspettassi. I primi minuti di lezione si ballava da soli, sul posto , cercando di imparare i passi base.
"non sembrano complicatissimi" pensai, forse posso farcela.Mio cugino andava un po' di fretta, quindi dopo un quarto d'ora circa salutammo e uscimmo, iniziando a valutare la possibilita', ora non piu' tanto remota, di iscriverci al corso.
Il martedì dopo io, la mia tuta, il mio imbarazzo e le mie adidas eravamo lì. Mancava solo mio cugino, che mi aveva appeso appena un paio di ore prima. Troppo tardi per farmi rinunciare, ormai avevo deciso.
Il martedì dopo io, la mia tuta, il mio imbarazzo e le mie adidas eravamo lì. Mancava solo mio cugino, che mi aveva appeso appena un paio di ore prima. Troppo tardi per farmi rinunciare, ormai avevo deciso.
QUI la terza parte
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