martedì 3 luglio 2012

Non ho più la mia città. Ma ne ho un'altra.

Oggi è il giorno al mese in cui faccio il post serio, quello dei pensieri e non delle cassate, quindi siete avvisati. E ne esce pure un coso tutto nostalgico o malinconico, fate voi.
Vorrei parlare del fatto di andar via di casa.
No, non semplicemente via di casa che poi uno si trasferisce due palazzi più avanti ( o anche due piani sotto) rispetto a dove vivono i genitori, intendo proprio via , altra città.

Puo' capitare nella vita di dovertene andar via, magari perchè la tua città non ti offre prospettive adeguate ai tuoi progetti, magari non ti darebbe nemmeno il minimo per vivere dignitosamente , farti una famiglia ecc ecc. Ed allora riempi un paio di borsoni, un trolley , uno zaino (se sei femmina moltiplica per 4) ti fai coraggio prendi il treno ed il giornale degli annunci delle case , stanze ecc.

Metti che riesci a farti una vita altrove, che non puoi \ vuoi tornare più dove sei nato.
Il vero problema , almeno per me, è costituito dal fatto che i tuoi non li vedi praticamente mai.
Perchè tre giorni al mese, quando va bene, non è una percentuale degna. Un mese l'anno , più o meno.
Si, li senti a telefono , magari tutti i giorni e magari senza dirsi nulla di importante, ma non sei lì con loro. E iniziano ad avere l'età degli acciacchi, dei pensieri. E te sei lontano, a farti la tua vita.
Come è giusto che sia, del resto.
Solo, quanto questo è ingiusto , pur essendo giusto.
Perchè una cosa è andar via di casa, una cosa è cambiare città.
Tutti i tuoi amici li senti sempre meno spesso, tocca farsene di nuovi ma non è mai la stessa cosa.
Incontri altra gente che pure non è del posto, che si è trasferita qui come te, e sembra più un frequentarsi d'interesse che una cosa tipo amicizia.
Ed intanto stai sempre un po' con la paura, la paura che un giorno ti arriva il solito squillo, ed il solito squillo non è, che è una telefonata che ti dice che è successo qualcosa, proprio mentre tu sei lontano e non puoi essere a casa. Meno male che ci sono le sorelle, pensi.
Però poi ti chiedi se non han fatto meglio gli altri, quelli che son restati, che magari avran rinunciato a tante altre cose, prediligendo la casa , nell'accezione di famiglia \ amici .
Non tutti sono disposti a spostarsi, ad andarsene e devo dire che li capisco.
Adesso, dopo anni che non sono più nella mia città e tanti altri che (credo) passeranno, dato che la mia vita è altrove, capisco chi non ha voluto cambiare.
Io non lo so chi ha ragione, se chi parte o chi resta.
So che non si puo' avere tutto dalla vita, e che ho colto l'opportunità che mi era capitata e che ho fatto bene, dato che la vita è andata avanti lungo un bel binario.
E lo rifarei.
Però so anche che il prezzo che ho pagato e pagherò non è poca cosa... solo che al giorno d'oggi avere un lavoro è già un lusso, pretendere di averlo nella propria città , in alcuni casi, è troppo.

voi che dite?
che scelte avete fatto?



ps   per chi vuole un po' di cazzeggio....
la nuova storia di Scoopy è QUI , si chiama " LA RIVALITA"

15 commenti:

Ata ha detto...

La verità è che nessuno è contento.
Chi va via, perchè è lontano da casa ed è in pensiero per i suoi.
Chi resta, perchè il pensiero per i suoi è costante ( e non per comodità).
Però deve rinunciare ad altre cose, deve stringere i denti, deve fare i conti con una città che non dà opportunità, che deve sentirsi dire che non ha combinato niente anche se le maniche se l'è sempre sbracciate.
Dai, pensa alle cose belle: al lavoro, all'indipendenza, all'orgoglio dei tuoi, al mastino... marò, cagnaccio non mi viene proprio.

Blackswan ha detto...

ti capisco...ho due fratelli che sono ricercatori ed ora sono tutti e due in Germania...

lillina ha detto...

Dico che hai fatto bene, so che è dura però nella vita ltutte le grandi cose richiedono grandi sforzi.
Abito in Calabria per motivi di lavoro mio marito fa il pendolare su e giù per l'Italia, vuoi che non capisca quello che si prova? siamo entrambi, anzi pure i nostri figli divisi col cuore a metà.
Ma quando c'è di base l'amore che sia un marito o un figlio a spostarsi tutto diventa più accettabile.
Suvvia sorridi stai costruendoti una vita godi di quello che hai e quando squilla il telefono pensa che qualcuno voglia darti una bella notizia.

Emy ha detto...

Aiuto qui ci scappa il pianto.
Quindi mi eclisso ;)

Ehm, VOGLIO TORNARE A CASA!

CervelloBacato ha detto...

Io al momento studio e riesco a farlo restando a casa. La sede universitaria in cui mi trovo me lo permette. A volte però ci penso a quando me ne andrò, a quando avrò un lavoro mio, una casa mia e sarò finalmente indipendente. Sarò grande insomma. Un po' la cosa mi fa paura, ma mi mette tanta eccitazione :)

Alex V ha detto...

Sono due anni che studio fuori, tornando a casa in totale 2 mesi l'anno. Per ora sono contenta, la verità è che ho sempre voluto andarmene da casa...ed è ancora troppo presto per pormi queste problematiche, ma per come vanno le cose penso sia stata la decisione migliore.
Alex V

Who is? ha detto...

mi sono rotto di stare a casa e sto cercando di andarmene! Prima o poi ci riuscirò. Mi dispiace lasciare i miei genitori, ma non si può andare avanti così, io non posso andare avanti in questo nulla. Ho fatto anche esperienze all'estero, sono pronto e non vedo l'ora di ricominciare la mia vita.

Ele ha detto...

gegge io sto male spesso più per questo,che per altro.Ho cambiato tante volte città,tante.E non mi pesava.Vedevo un bel futuro davanti,un progetto mio da portare avanti,tanti sogni..tanti..Poi,col tempo,mi sono stancata di far trolley..e sono stanca di doverne avere sempre uno pronto,per lavoro o, semplicemente,per tornare a casa dai miei.Alla sola parte di mondo che riesco a chiamare "casa".Io,a differenza tua,non ho fatto una scelta irreversibile,non ancora.E non l'ho fatta per migliorare la mia situazione,per questo mi dico che son proprio una sciocca.Ma uscirne non è facile.Dovrei capire a quale rinuncia saprò rinunciare senza star troppo male..Capisco perfettamente quel che provi,credo,quando dici del terrore di ricevere una telefonata che ti comunca brutte notizie..io vivo nell'ansia perenne che possa capitare.E se dovesse succedere so che non me lo perdonerei.Sì bisogna pur sempre farsi una vita propria,metter su famiglia ecc.Ma di questi tempi non la si fa da nessuna parte.Almeno non io..Dopo anni in cui giravo col trolley in mano e tanti sogni da realizzare,ora mi pesa.Mi pesa il trolley,mi pesa dover prendere il treno,farmi duecento km, per andare dai miei.Star lontani non è facile.E cominciare una vita lontano dai tuoi punti fermi non è così bello come dicono o come pensi a vent'anni.Gli amici non li hai,quelli che avevi,come hai detto tu,per vari motivi,non da ultimo la lontananza,non li senti più e i rapporti si raffreddano.Di amici nuovi non te ne fai,perchè o son rapporti precari dovuti a reciproche contingenze lavorative o simili esperienze di "emigrati".Il brutto è sentirsi così,senza appartenenza.

Alessandra ha detto...

andarsene è l'unico modo per sopravvivere... detto questo, capisco la preoccupazione causata dalla distanza...

Melinda ha detto...

Inizialmente ero rimasta a cercare lavoro a Roma, mi ero laureata lì e ho pensato di rimanerci. Ma il caso ha voluto che non trovassi nulla e così, quasi amareggiata, sono tornata nella mia città. Dopo 5 anni dal mio ritorno posso dire con gioia che sono felicissima di essere a casa e che non me ne andrei per niente al mondo dalla mia città, lontana dalla mia famiglia. Sono stata fortunata a trovare un lavoro bellissimo a 15 minuti a piedi da casa mia. Non è da tutti, lo so, e quindi sono grata alla vita per questo.

Sig.na Silvietta ha detto...

Son fortunata.
Ho lavorato e studiato sempre vicino a casa.
Non è stata una scelta.
La scuola che volevo fare era a Firenze , il lavoro era a Firenze...e quindi son rimasta qui , "nella mì Firenze".
Non ho scelto è capitato ed è stata una fortuna di questo son conscia.
Chi parte perchè prospettive nella sua terra non ne ha ...non sceglie purtroppo, è forzato ad andarsene perchè come dici, lavorare è diventato non un diritto ma un lusso...e quindi tocca andarsene, lasciare gli amici, la famiglia che invecchia e tutta la erte sociale che negli anni ci siamo costruiti.

Ammiro amici e amiche che vivono qui a Firenze e hanno la famiglia in Sicilia o in Calabria...
non so se ce la farei , ma se fossi costretta ,
se la scelta fosse obbligata...dovrei farlo per forza e non sarebbe facile.

Tu parlavi di scelta , ma il problema è che in questo paese in tanti non ce l'hanno la scelta.

La scelta sarebbe " lavoro di tipo B nella tua città , pagato meno, lavoro di tipo A magari all'estero pagato di più...
li si parlerebbe di scelta...putroppo invece quello che l'Italia offre , in molte regioni è :
Lavoro di TIPO SCADENTE LONTANO DA CASA , se vuoi restare vicino a casa fai il disoccupato o lavori a nero sottopagato...
Quindi dov'è la scelta?

Non c'è...
E' questo è triste e mi fa male...

p.s. complimenti.. bel post.. anche se è serio e sono abituata ai tuoi post buffi su cacca e simili è bello leggere anche cose diverse, aiuta a capire meglio "chi scrive"..

Debora ha detto...

Io ti capisco nella misura in cui mio marito ha fatto la scelta come la tua: ha lasciato la sua casa, la sua famiglia, la sua città, per trasferirsi nella mia città dove poi ci siamo sposati.

Questa città ha il pregio di essere sul mare, avere uno stile di vita più calmo e non frenetico come Milano da dove lui proviene.

Ma oltre alla casa, alla famiglia, alla sua realtà, gli amici e tutto il cucuzzaro, ha lasciato l'opportunità di avere un lavoro che gli piacesse e che lo facesse essere vicino a ció che amava.

È vero, oggi è un uomo sposato, sta costruendo la sua famiglia, ma non credo sia facile affrontare le scelte lontani da casa. È vero, anche lui li sente tutti i giorni, ma non è lì, anche lui ha una sorella, che attualmente vive ancora con i genitori, ma a breve si laureerà, e anche lei comincerà il percorso di distacco, anche se lei rimarrà nell'interland Milanese, ma presto anche lei lascerà il nodo...

Anche mio papà ha lasciato la sua casa, la sua terra, la sua famiglia x trasferirsi al nord x trovare realizzazione professionale, ma ció che ti lega alla tua terra è qualcosa di indissolubile.

Io sono nata qua, ho qua la mia casa, la mia famiglia e qua mi sto costruendo la mia famiglia, ma qua, sebbene io abbia i miei affetti non ho la scelta di un lavoro gratificante, e non ho le prospettive di un futuro come si deve.

E mi pongo domande, a cui non so dare risposta. Mio fratello è destinato a lasciare questa città, lui è fotografo freelance, e sarà portato a star fuori da questo posto che comunque non offre sbocchi per un futuro solido.. E io bramo il sogno di trasferirmi in Inghilterra.

E lo faró, credimi, so che lo faró.

Porteró con me i miei genitori, li sistemeró in una casa vicina alla mia, e se necessario faró così anche con i miei suoceri.

Non sono scelte facili, significa sradicare delle persone da ció che è stata la loro realtà fino ad oggi, e catapultarli in una in cui nemmeno conoscono la lingua.

Ma si rende necessario, è l'istinto di sopravvivenza, lasciare un posto sterile alla ricerca di uno più fertile.

Son certa che anche tu farai la scelta giusta, ed è quella che hai intrapreso, e quando si renderà necessario, saprai gestire egregiamente anche i tuoi genitori.

Io i miei li amo alla follia, e so che andranno dove io vado, e lo stesso dicasi per i genitori di mio marito.

Son scelte, e come tali vanno rispettate, un domani capiterà anche a noi, e se si semina bene, poi si raccoglieranno ottimi frutti.

N2O ha detto...

mi viene da piangere...
io sono nata in una citta in cui sono rimasti tutti i cugini zii e una coppia di nonni, poi mi sono trasferita in un altra dove ho fatto il liceo e poi in un altra per l'università, so che non è la stessa cosa rispetto alla tua situazione ma capisco perfettamente quello che provi.
Anche se senti i tuoi familiari per telefono non è la stessa cosa che viverli in momenti concreti, e gli amici del liceo non si ritroano piu da nessuna parte.
io ogni volta che devo ripartire mi ammalo...pensa te... ora incomincio gia a farmi venire le ansie su come poter ritornare a vivere "a casa" dopo la laurea!

D'Aria ha detto...

Pensa che io ho sempre maledetto il fatto di essere fuori Milano, ma troppo vicina per avere una ragione di trasferirmi (almeno finchè non potevo contare solo sulle mie forze).
Adesso posso farlo, e ci sto pensando. So che verrò ostacolata dalla famiglia, ma non lo trovo giusto..

gegge ha detto...

Ringrazio tutti per le risposte, per il loro contributo alla discussione. Ed anche per chi ha voluto darmi sostegno... ma so in realtà che devo ritenermi fortunato, quindi non mi lamento ;)
solo a volte uno ci pensa ed è un po' dura certi giorni.
Un abbraccio a tutti, soprattutto a chi ha scritto che vive male sta situazione ;)